“L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare”. Ne è convinto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, secondo il quale “solo investendo nella relazione, nell’esempio e nella formazione delle coscienze possiamo costruire un futuro più umano e più giusto. Chiediamo al Signore di trasformare questo dolore in un impegno rinnovato per la vita, la convivenza e la speranza”. Due i fenomeni, “tra loro non contraddittori”, segnalati nel mondo giovanile, durante la sua introduzione al Consiglio permanente della Cei, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “Il primo, assai preoccupante, riguarda il fatto che i minori segnalati per porto di armi improprie sono passati da 778 del 2019 a 1946 del 2024 e nel primo semestre del 2025 sono già 1096”. Ha detto il cardinale: “D’altra parte, il tasso dei minori in contatto con il sistema giudiziario è uno dei più bassi di Europa”. Di qui il grazie ai “tanti preti, religiosi e laici che dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso e di educazione senza le quali ci sono solo la strada, le dipendenze, la pornografia”: per tutti, Zuppi ha citato padre Pino Puglisi, “e con lui tantissimi padri e madri della porta accanto”. “Dobbiamo tutti fare di più e compiere scelte coraggiose, continuative, con i collaboratori indispensabili ma anche le necessarie coperture giuridica ed economica perché quanti se ne occupano – ad esempio gli educatori – e si assumono grandi responsabilità possano farlo nel giusto riconoscimento delle loro competenze e professionalità”.