“La Chiesa resta credibile non grazie al potere, ai numeri o alle strategie, ma quando la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà”. Lo ha detto ieri il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, presiedendo la messa nella cattedrale di Copenaghen come legato pontificio alle celebrazioni del XII centenario dell’inizio della missione di sant’Ansgar in Danimarca. Il porporato ha ricordato che il monaco benedettino, giunto nel IX secolo nel Nord Europa, fondò la sua missione non su “strategie o successo, ma sulla fedeltà a Gesù”, riscattando per prima cosa la libertà di alcuni schiavi. Un gesto che, in un mondo “ferito da nuove forme di schiavitù – economiche, culturali, spirituali – e segnato dall’esclusione e dall’indifferenza”, conserva una “rinnovata attualità”. Dopo aver portato i saluti di Papa Leone XIV e assicurato la sua vicinanza spirituale, Parolin ha sottolineato che la missione di Ansgar nacque da una “straordinaria esperienza di liberazione” e dal desiderio di “condividere la gioia di essere perdonati da Dio”. Il Vangelo, ha affermato, non offre “soluzioni astratte”, ma “una visione della persona umana la cui dignità precede ogni calcolo”. Da qui l’invito a “rinnovare l’audacia evangelica” e a ricordare che la Chiesa cresce “non principalmente nei numeri, ma in uomini e donne che vivono vite di fedeltà, perseveranza e amore”.