San Francesco di Sales: mons. Pompili (Verona) ai giornalisti, “lavorare insieme per custodire voci e volti umani”. Ruffini (DpC), “custodire è una parola chiave”

(Foto diocesi di Verona)

Comunicazione e intelligenza artificiale sono state al centro dell’incontro svoltosi sabato, a Verona, in occasione della festa di san Francesco di Salese, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione. Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, all’ultimo ha dovuto rinunciare ad essere in presenza ed è intervenuto online in diretta: ha parlato del compito della comunicazione oggi, di fake news e mancanza di credibilità, di consenso e social, di libertà e tempo, di conoscenza e sapienza, di Intelligenza artificiale per la quale “bisogna cambiare paradigma, non avere paura, accettare la sfida senza passività e andare oltre ogni tecnicismo che riduce l’educazione”. Quindi, si legge in una nota diffusa dalla diocesi, ha evidenziato il pensiero di Papa Leone XIV sul tema in vari interventi del suo pontificato fino al Messaggio per la LX Giornata mondiale per le comunicazioni – “Custodire voci e volti umani” – che è stato pubblicato poco dopo la conclusione dell’incontro. Il Perfetto ha concluso guardando al tema della Giornata: “Custodire è una parola chiave: custodire i talenti, custodire le storie, custodire gli incontri, custodire il bene, il bello, custodire una prospettiva di redenzione anche quando tutto sembra andare nel verso sbagliato, la prospettiva di bene anche quando tutto sembra andare male, custodire un capovolgimento di veduta, custodire i nostri volti e le nostre voci, custodire alla fine, per i credenti, un evento che ci trascende e che proprio per questo buca l’oscurità, risolve il rischio idolatrico dell’autoreferenzialità, costruisce la comunione attraverso la comunicazione di ogni evento che abbiamo attraversato e attraversiamo nella storia e che è la venuta di Gesù che ha illuminato”.
Ad arricchire la mattinata, la riflessione del vescovo Domenico Pompili sulla mente naturale “che, rispetto a quella artificiale, è incarnata, perché è un corpo nel suo insieme; capitalizzata, perché porta dentro di sé il lungo percorso del rapporto tra il mondo della tecnica e il mondo dell’uomo, di cui Romano Guardini, veronese di nascita, è stato lucido interprete; cosciente, perché specula e può dire ‘penso dunque sono’ a differenza di un computer che semplicemente calcola; finalizzata, perché, a differenza dell’Intelligenza artificiale, ha dei fini, vuole, spera. Queste quattro qualità ci dicono il perché dobbiamo lavorare insieme per custodire voci e volti umani”.
Infine, la visita alla “Biblioteca Leopoldina Naudet. Donne e fede” con suor Rita Boni e il bibliotecario Alberto Savoia che hanno mostrato alcuni testi antichi conservati ed evidenziato la rete che si sta costruendo con varie realtà locali e nazionali, a partire dal tema della donna.

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