Giulio Regeni: Libera, “la sua morte una ferita per la coscienza del Paese”. Le parole di don Ciotti a Fiumicello Villa Vicentina

“La morte di Giulio rappresenta una ferita per la coscienza del Paese, dove la ricerca della verità è stata frenata da troppe ambiguità, silenzi, ostacoli e depistaggi. Continueremo a camminare a fianco di Paola e Claudio, generosi e combattivi genitori di Giulio che alla sofferenza della perdita dei loro figlio hanno sommato quella della mancanza di verità”. Così Libera, riunita ieri a Torino in assemblea insieme ai co-presidenti Luigi Ciotti e Francesca Rispoli e ai suoi delegati nazionali e territoriali, si è espressa in occasione del decennale dalla scomparsa di Giulio Regeni continuando a chiedere “verità e giustizia per il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo, in Egitto nel 2016”.
Intervenendo ieri pomeriggio a Fiumicello Villa Vicentina alla manifestazione “Verità per Giulio Regeni”, don Ciotti ha osservato che “tutto il male del mondo lo vediamo sui volti e sui corpi di tutti e tutte coloro che sono vittime di un potere oppressivo e repressivo”. “Quel male – ha spiegato – si intravede dentro i sacchi neri degli obitori dove sono ammassate le giovani vittime della repressione in Iran. Quel male segna i volti dei prigionieri di guerra, delle guerre del mondo intero. Quel male è nei volti gonfi delle vittime dei naufragi del Mediterraneo, dove leggi disumane costringono a tentare traversate disperate”. “Quel male – ha proseguito il sacerdote – è negli occhi terrorizzati delle persone braccate dalla polizia anti-immigrazione, che sta seminando panico e morti nelle città degli Stati Uniti. Tutto il male del mondo è nei corpi delle donne violate o ammazzate da chi dice di amarle. Tutto il male del mondo è anche nelle lacrime dei sopravvissuti. Di chi rimane a piangere le vittime, senza avere giustizia. Come i famigliari di Giulio Regeni. O come i famigliari delle vittime innocenti delle mafie: l’80% di loro ancora non conosce la verità sulla morte dei propri cari”. “Tutto il male del mondo è quello che, in tutto il mondo, il potere provoca quando sceglie la strada della violenza. Quando mostra il suo volto più sanguinario, oppure garantisce impunità ai colpevoli”, ha aggiunto. “La scelta di campo – ha concluso il presidente di Libera e Gruppo Abele – non è allora fra ‘noi’ e ‘loro’ sulla base della nazionalità o degli orientamenti politici. La scelta di campo è fra la mitezza, la cultura, la responsabilità che incarnava una persona come Giulio Regeni, e la cattiveria di chi sa usare soltanto la forza, l’inganno e l’omertà”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa