Carceri: Gonnella (Antigone), “il potere di punire mai deve infrangere la dignità umana”

È ammissibile l’esecuzione della pena carceraria quando le condizioni di vita detentive sono particolarmente degradate o è necessaria un’apposita previsione di differimento della pena? A dover dare un giudizio e decidere è la Corte costituzionale, sollecitata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze, su cui in questi giorni è attesa la decisione. Il tutto nasce da quanto riscontrato nel carcere di Sollicciano a Firenze, dove era intervenuta la magistratura fiorentina per mettere sotto sequestro parte della struttura in quanto inagibile.
“Antigone – spiega Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione – è presente nel procedimento con un proprio amicus curiae nel quale tra l’altro abbiamo scritto che Sollicciano costituisce una vera onta per un sistema penitenziario che è nella sua pressoché totalità in una crisi che appare ancora senza rimedio: sovraffollamento, carenza drammatica di spazi, vetustà di molte strutture, conseguenti difficoltà, se non impossibilità, di organizzare quelle attività risocializzanti che pure sarebbero prescritte dall’art. 27 della Costituzione”.
“La scorsa settimana – prosegue Gonnella – siamo tornati a Sollicciano e i detenuti presenti nelle sezioni non chiuse erano ancora tra le cimici e l’acqua per terra. Dunque, nulla, proprio nulla è stato fatto”. Il presidente di Antigone ricorda: “Al momento in Italia i detenuti sono 66mila. In base ai dati ultimi il tasso di affollamento è pari al 142,4% e si sta male non solo a Sollicciano ma anche in tanti altri posti, in giro per l’Italia: ad esempio Pisa, Lucca, Torino, Bologna, Milano San Vittore, Roma Regina Coeli, Augusta”. Secondo Gonnella non basta trasferire un detenuto da un carcere all’altro per rimediare al sovraffollamento o alle condizioni degradate di vita: “Il problema è che però tutto il sistema è in crisi e non è con un tetris di spostamenti che si riuscirà ad ovviare a condizioni detentive inadeguate rispetto agli standard legislativi. Per questo è importante ribadire a tutti i livelli, nelle Corti e nelle norme, che il potere di punire mai deve infrangere la dignità umana, che è un confine insuperabile. Un principio del genere è stato già dichiarato dalla Corte Costituzionale tedesca e dalla Corte europea di Strasburgo sui diritti umani. Non può essere vilipeso nella quotidianità”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia