“La convivenza pacifica non è semplicemente assenza di guerra, ma una costruzione sociale, morale e politica che richiede giustizia, cittadinanza e fiducia reciproca”. Lo ha affermato il patriarca della Chiesa caldea, Mar Paul III Nona, intervenendo ieri all’Università Al- Mustansiriyah di Baghdad, uno dei principali atenei pubblici dell’Iraq, nel corso di una conferenza dedicata al tema “Convivenza pacifica nelle società plurali: dalla gestione delle differenze alla costruzione della cittadinanza, della fiducia e del bene comune”. L’incontro, ospitato dal Centro Al- Mustansiriyah per gli Studi Arabi e Internazionali, ha visto una riflessione sul ruolo delle istituzioni, della religione e dell’educazione nel promuovere la coesione sociale in contesti caratterizzati da pluralismo culturale e religioso. Nel suo intervento il patriarca ha messo in guardia dai rischi di “una comunicazione superficiale, amplificata dagli strumenti digitali, che può favorire forme di alienazione relazionale ed emotiva”. Da qui l’invito a “passare dalla semplice comunicazione alla costruzione di rapporti autentici tra le persone”. Cinque le dimensioni della convivenza per il patriarca: concettuale e intellettuale, umana e morale, politica e giuridica, religiosa e culturale, educativa e applicativa. Sul piano concettuale ha sottolineato che “la sola vicinanza tra individui o gruppi non garantisce la convivenza, che richiede invece il riconoscimento dei diritti umani fondamentali e delle libertà di ciascuno”. Tra i valori essenziali ha indicato cooperazione, rispetto reciproco, pace, uguaglianza e cittadinanza. Particolare attenzione è stata dedicata al contributo delle religioni. Il patriarca ha evidenziato come “la fede possa diventare uno strumento di riconciliazione e di costruzione della pace, richiamando i documenti del Concilio Vaticano II sul dialogo con le altre religioni” e la necessità di sviluppare una comprensione condivisa delle questioni morali, della pace e della libertà. Nel suo intervento ha inoltre distinto tra “memoria responsabile” e “vendetta”: la prima conserva il ricordo delle sofferenze per evitare che gli errori del passato si ripetano, mentre la seconda mantiene aperte le ferite e alimenta divisioni permanenti. In questo contesto ha richiamato gli appelli dei Pontefici alla costruzione della pace tra i popoli. Guardando al mondo dell’istruzione, Nona ha chiesto una riforma dei percorsi educativi, affinché siano sviluppate negli studenti capacità di analisi critica e discernimento. Ha infine messo in guardia dai rischi legati agli algoritmi digitali, che possono rafforzare contenuti violenti o amplificare letture distorte di esperienze traumatiche del passato.