Il direttore ad interim del Peace Research Institute Oslo (Prio), Haakon Gjerløw, ha reso nota la lista aggiornata dei candidati ritenuti più meritevoli del Premio Nobel per la Pace 2026. Come avviene ogni anno, il responsabile dell’istituto norvegese propone una short list che, pur non avendo carattere ufficiale, è seguita con attenzione a livello internazionale e contribuisce ad alimentare il dibattito sui possibili vincitori. Nella selezione figurano Mykola Kuleba e l’organizzazione Save the Children, impegnati nella tutela dei minori colpiti dalla guerra in Ucraina; le Emergency Response Rooms del Sudan, reti di volontari che operano nell’assistenza alla popolazione durante il conflitto; il Committee to Protect Journalists, attivo nella difesa della libertà di stampa e della sicurezza dei giornalisti; la Corte internazionale di giustizia (Icj) e la Corte penale internazionale (Icc), per il loro ruolo nel rafforzamento del diritto internazionale; e la Stazione spaziale internazionale (Iss), indicata come esempio di cooperazione pacifica tra Paesi diversi. Il Prio sottolinea che la lista “riflette una valutazione indipendente del direttore dell’istituto sui candidati più degni di ricevere il riconoscimento”. L’annuncio ufficiale del Premio Nobel per la Pace 2026 è previsto per venerdì 9 ottobre alle ore 11.
Tra le iniziative che continuano a suscitare attenzione internazionale figura anche la proposta di candidare i bambini di Gaza al Nobel per la Pace. In un’intervista al Sir, Gjerløw ha osservato che l’idea avrebbe un forte valore simbolico per richiamare l’attenzione mondiale sulle sofferenze dei minori vittime della guerra, ma ha ricordato che il Nobel tradizionalmente non viene assegnato alle vittime in quanto tali, bensì a persone o organizzazioni che operano concretamente per proteggerle e promuovere la pace. Per questo motivo, secondo il direttore del Prio, una candidatura risulterebbe più coerente con lo spirito del premio se rappresentata da soggetti impegnati nella tutela dei bambini, come organizzazioni umanitarie o difensori dei loro diritti.