Casa comune: mons. Coda, il peccato contro l’ambiente come “peccato contro il Creatore”

“Uno sguardo di fede sulla crisi ecologica in cui viviamo ci aiuta in modo decisivo a comprendere sia le radici teologiche che ne sono all’origine, sia le straordinarie potenzialità teologali che costituiscono la risorsa per farvi fronte e per uscirne in modo positivo”. Lo scrive mons. Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale, in un commento al documento “Prendersi cura della nostra Casa comune”. Di particolare rilievo, osserva il presule, è la proposta di intendere il peccato contro l’ambiente “in modo analogo a come si sono progressivamente consolidate le nozioni di peccato sociale e di strutture di peccato”, cioè come “peccato contro il creato e contro il Creatore”. Se ne rimarca così, aggiunge, “la radicale serietà della svolta ecologica che interpella oggi la coscienza”, chiedendo una conversione che per essere efficace sul piano culturale, sociale, economico e politico deve esprimersi anzitutto a livello spirituale e religioso. Il documento, spiega mons. Coda, propone un’antropologia integrale che “scavalca l’alternativa tra l’antropocentrismo predatorio e il biocentrismo radicale o ecocentrismo”: il primo promosso da un paradigma tecnocratico dalle conseguenze devastanti per i più poveri, il secondo a rischio di misconoscere il ruolo specifico dell’essere umano. Il testo non pretende di essere esaustivo, conclude, ma offre linee di approfondimento a partire dalla consapevolezza che “la custodia e la salvaguardia della Casa comune sono inscritte nel disegno di Dio sulla creazione”.

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