“La creazione, in senso teologico, non designa anzitutto l’origine fisica del cosmo, bensì la relazione metafisica in virtù della quale tutto ciò che esiste riceve da Dio il proprio essere”. Lo sottolinea la Commissione teologica internazionale nel documento “Prendersi cura della nostra Casa comune”, pubblicato oggi, in un ampio capitolo dedicato al dialogo con le scienze. Dire che Dio crea, si legge nel testo, non significa “collocarlo all’inizio della serie temporale degli eventi cosmici, come una causa fisica tra le altre, né ricorrere a Lui per spiegare ciò che la cosmologia non ha ancora chiarito”: una distinzione che “evita di identificare la creazione con il Big Bang o con qualsiasi altro modello cosmologico”. Il documento ripercorre le acquisizioni scientifiche – dai 13,8 miliardi di anni dell’universo ai 4,5 della Terra, fino alla comparsa dell’homo sapiens tra 300mila e 200mila anni fa – e riconosce nel cervello umano “l’organo vivente e la struttura più complessa che conosciamo”. Il rapporto tra saperi, avverte la Commissione, deve evitare “il duplice rischio dell’esclusivismo e del concordismo”: assolutizzare la conoscenza scientifica porta a un materialismo che nega l’azione creatrice di Dio, assolutizzare la fede conduce al fondamentalismo che pretende un’interpretazione letterale della Bibbia. Scienza, filosofia e teologia, conclude il testo, non sono destinate al conflitto e condividono “quell’atteggiamento interiore di stupore e ammirazione nei confronti dell’universo”.