Settimana liturgica nazionale: mons. Maniago (Cal), “lo stupore è accorgersi e rendersi conto, per poter essere coinvolti e partecipare”

(Foto Ucs diocesi di Catania)

Si è chiusa oggi a Catania la 76ª Settimana liturgica nazionale, con la riflessione conclusiva di mons. Claudio Maniago,arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di azione liturgica (Cal) e della Commissione episcopale Cei per la Liturgia. Al cuore del suo intervento il tema di riflessione della Settimana: “La Chiesa è generativa, altrimenti non è la Chiesa del Signore”. Maniago ha collegato il confronto di questi giorni a una categoria centrale della Lettera apostolica Desiderio desideravi di Papa Francesco: “Credo che la riflessione e anche la verifica di questa settimana vada fatta alla luce della categoria importante per la liturgia che è lo stupore, che è accorgersi e rendersi conto, e quindi poi poter, a maggior ragione, essere coinvolti e partecipare”. In questa chiave, ha aggiunto, va letto anche il messaggio di saluto inviato da Papa Leone XIV all’apertura dei lavori: “Siamo stati aiutati ad accorgerci, ad avere stupore, per esempio anche per il fatto che il Santo Padre, come sempre, ci abbia fatto arrivare il suo messaggio, che è sicuramente di incoraggiamento e di benedizione, e soprattutto di conferma dell’importanza del cammino che stiamo facendo a livello di formazione liturgica”. Giornate di lavori per fare emergere difficoltà e fatiche che si stanno vivendo a livello di pastorale e, al tempo stesso, sottolineare le potenzialità e le prospettive: “Qui non si danno mai delle soluzioni, ma stimoli, indicazioni, percorsi su cui lavorare nelle Chiese locali”. Un saluto alla Sicilia dopo quattro giorni di lavori impegnativi: “Anche quest’anno la Settimana liturgica nazionale – ha proseguito Maniago – ha coinvolto centinaia di persone provenienti dalle varie diocesi d’Italia. L’arcidiocesi di Catania, sede dei lavori di questa edizione, è stata anche parte attiva, a cominciare proprio dall’arcivescovo, mons. Renna, a cui va la nostra gratitudine: è stato presente e ha camminato con noi in questi giorni”.
La relazione conclusiva è stata affidata a Giuliano Zanchi, professore all’Università Cattolica di Milano: “Per transitare verso una nuova forma di iniziazione bisogna bagnarsi i piedi e quindi farsi carico anche di molte trasformazioni. La più importante, in sintesi, è naturalmente congedarci da questa idea scolastica dell’iniziazione sostanzialmente legata all’infanzia e alla scolarizzazione dell’infanzia. È tutta la comunità che è iniziatica e che fa in modo che tutti coloro che lo vogliono, grandi o piccoli, incontrino Gesù nella loro vita. A questo la comunità si deve attrezzare: servono energie intellettuali e coraggio spirituale, ma ce la possiamo fare”.
Commento di chiusura anche per don Mauro Dibenedetto, segretario del Cal: “I relatori ci hanno offerto delle riflessioni intense e provocatorie, che ci porteranno a continuare il nostro lavoro nelle diocesi, nella realtà di vita parrocchiale di coloro che hanno partecipato. Perché il tema scelto, liturgia e iniziazione cristiana, una Chiesa che genera, ci porterà sicuramente a dare un contributo anche a tutti coloro che stanno affrontando questo tema come parrocchie, realtà diocesane o anche la Chiesa italiana”.

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