L’impatto reale sulle comunità più colpite dalla devastante alluvione in Nepal rimane ancora incerto: le informazioni “sono frammentarie”, l’emergenza è in corso e non ci sono dati precisi, anche se fonti locali parlano di 165 morti e oltre 1.300 dispersi. Operatori dell’organismo pastorale della Chiesa nepalese stanno raggiungendo le zone colpite con la propria Emergency Response Team, ma molte aree “restano difficili da raggiungere; al momento solo il distretto di Nuwakot è accessibile, mentre Rasuwa e altri distretti non lo sono ancora”, spiegano al Sir dal dipartimento di risposta alle emergenze di Caritas Nepal. In questa fase – sottolineano – è “essenziale non congestionare l’area delle operazioni e prepararsi a rispondere ai bisogni che emergeranno quando le squadre saranno pienamente sul terreno”. Caritas Nepal, come sempre, interviene “senza alcuna distinzione di religione, nazionalità, genere o condizione socio‑economica, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili, povere ed emarginate”. L’organismo si sta inoltre preparando a fornire supporto alimentare alle comunità che vivono in aree montane molto esposte e prive di protezione, organizzando cucine comunitarie per circa 15 giorni e distribuendo coperte e materiali di protezione. “È ancora troppo presto – spiegano – per definire le priorità operative urgenti: per tutte le necessità e i bisogni della popolazione la Caritas agirà in coordinamento con le agenzie governative e non governative presenti nel Paese e con Caritas Internationalis”.