Prima il terremoto, poi la mareggiata e la pioggia. A poco più di una settimana dal sisma che ha colpito la Colombia occidentale, particolarmente difficile la situazione che si vive a Buenaventura, il maggior porto colombiano, dove gran parte della popolazione più povera e afrodiscendente vive in abitazioni precarie, costruite su palafitte, molte delle quali sono crollate in questi giorni. L’allarme giunge al Sir da Luisa Fernanda Jaramillo, leader sociale afrodiscendente, referente della Fondazione Ubuntpaz, già attiva al Senato colombiano con la Commissione Afro e nell’Ufficio dell’Alto commissario per la pace in Colombia. “A Buenaventura la grande maggioranza delle case sono costruzioni su palafitte per cultura e tradizione; molte sono case conquistate al mare, perché si tratta di persone che da generazioni vivono di pesca e hanno sempre tratto beneficio dal mare. Ci sono comunità che hanno perso tutto – afferma -. Molti non hanno più i loro beni, alcuni piangono i propri cari. Dopo il terremoto, il mare ha generato un’onda molto alta, quindi la pioggia torrenziale ha fatto sì che altre case crollassero. La situazione è grave, anche perché Buenaventura è stata colpita per decenni dalla violenza e dall’abbandono da parte dello Stato. Oggi siamo stati colpiti dalla natura, ma siamo sempre stati colpiti dalla violenza, una dopo l’altra”.
Le preoccupazioni per il terremoto e per la ricostruzione, si intersecano, quindi, con quelle per una violenza strutturale che colpisce la città e il porto, attraverso il quale transitano numerosi traffici illegali. In questo contesto, la popolazione afro della città non vede di buon grado le prime scelte del presidente di ultradestra, Abelardo de La Espriella, che pure è stato presente in città dopo il sisma: “E’ venuto qui, ma non è stato vicino alle comunità, non ha percorso le aree più colpite, anzi ha avuto parole sprezzanti per afro e indigeni. Ha portato con sé palloni da calcio con gli slogan della sua campagna politica. La gente del porto ha reagito male alla sua presenza”. Jaramillo manifesta la sua contrarietà e preoccupazione anche per la scelta del nuovo Governo di “militalizzare” alcune delle zone colpite dal terremoto, anche con la presenza di forze speciali straniere: “La decisione di far arrivare forze militari da Israele è una risposta volta a proseguire la guerra e a rafforzare, ad aumentare ulteriormente le azioni belliche. Il presidente afferma che non vuole più dialoghi di pace. Temiamo che i giovani possano tornare a intensificare e ad alimentare la guerra in territori come Buenaventura e la regione del Pacifico colombiano. Ma vogliamo che anche all’estero si sappia che il nostro popolo non vuole risposte belliciste, ma di pace e riconciliazione”.
La leader sociale esprime, invece, gratitudine, per i molti aiuti ricevuti in questi giorni, anche dall’estero, e per l’infaticabile azione della Chiesa: “Grazie ai sacerdoti che si sono messi la mano sul cuore e sono scesi in campo per lottare affinché potessimo avere da mangiare”.