“La popolazione detenuta, anche nelle carceri milanesi e lombarde, cresce rapidamente. Nei sette istituti penitenziari presenti nel territorio della diocesi ambrosiana erano detenute, lo scorso 5 febbraio, 5.360 persone, ovvero ben 257 in più rispetto a un anno prima. Di conseguenza, il tasso di affollamento medio è giunto a superare il 160%, e in alcuni istituti il 200%. Fino ad arrivare al 235% di San Vittore, dove – come è noto – un incendio sviluppatosi negli scorsi mesi ha comportato la chiusura di un intero raggio”. Lo si legge in un comunicato diffuso da Caritas Ambrosiana, che fra l’altro richiama gli appelli in materia dell’arcivescovo Delpini. “Se il sovraffollamento, e il conseguente deterioramento delle condizioni di detenzione e di vita in carcere, è ormai strutturale, altrettanto si può dire dei disagi stagionali”, segnala la Caritas di Milano. “In estate la temperatura in molte celle si fa insostenibile e l’aria irrespirabile, mentre in inverno a pesare è la mancanza di abbigliamento adatto al clima di locali freddi e umidi, problema che ogni anno si propone in maniera più acuta. Sono le persone più povere e vulnerabili, presenti in carcere in numero crescente, a soffrirne maggiormente. Come se non bastasse, l’incendio di San Vittore ha costretto a un trasferimento improvviso un gran numero di persone, che hanno bisogno di nuovi indumenti. Quelli essenziali, senza i quali viene meno anche l’ultimo presidio di dignità che la detenzione non dovrebbe mai intaccare: biancheria, tute da ginnastica, felpe, scarpe, maglioni, giubbotti, coperte”.
Per garantire “un minimo presidio di dignità”, alcune organizzazioni hanno promosso un appello “alla Milano solidale” per una raccolta di fondi e abiti usati. Caritas Ambrosiana lo sostiene operativamente. “Non arrestiamo la dignità”: “proposito sacrosanto, soprattutto – convengono Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori Caritas – in una stagione in cui invece di organizzare atti di clemenza si incrementa il catalogo dei reati. Mentre siamo spinti a un gesto umanitario, ricordiamo che la pena detentiva non sempre è strumento adeguato a garantire giustizia alle vittime di crimini e all’intera società. In ogni caso, quando viene comminata deve rispettare l’umanità e le prospettive di riscatto e reinserimento dell’individuo che la subisce: lo esigono il Vangelo e la Costituzione”.