“Siamo qui perché ci sentiamo fratelli: è questa la parola che sentiamo più forte. E questo sentirci fratelli e sorelle del popolo ucraino ci dice che, di fronte al quarto anniversario di questa invasione su larga scala, non potevamo limitarci a osservare da lontano le vostre commemorazioni. Sentivamo il bisogno di essere qui, accanto a voi”. Lo ha detto Angelo Moretti, portavoce e tra i fondatori del Mean – Movimento europeo di azione nonviolenta, intervenendo questa mattina a Kyiv alla conferenza internazionale dal titolo: “Una società civile forte: la via per costruire una pace giusta in Europa”, che si è svolta oggi alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione della Russia in Ucraina. Promossa dal Mean, con una delle associazioni partner, il Congress of self-government of Ukraine, e dall’Ufficio del Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada, la conferenza si è svolta nella sede dell’agenzia di stampa Ukrinform a Kyiv. “Per noi questa guerra – ha detto Moretti – non si combatte solo tra eserciti o governi: riguarda l’intero mondo che crede in un futuro migliore, nei valori della società civile, nel rapporto con la democrazia e nella libertà dei popoli che vogliono autodeterminarsi. Non possiamo accettare che la società civile resti semplicemente a guardare”.
Nel suo discorso, Moretti ha richiamato più volte il ruolo dell’Europa che “oggi deve essere capace di intervenire con corpi civili nei luoghi in cui la guerra è in corso e dove esiste anche la possibilità di costruire il dopoguerra”. Moretti ha argomentato: “Se dovesse arrivare una tregua — che tutti auspichiamo — sappiamo però che le tregue sono momenti e spazi molto delicati: chi vive quel tempo rischia spesso vendette trasversali, accuse infondate di collaborazionismo o di vicinanza a una delle parti in conflitto. Per questo l’Europa non può limitarsi ad attendere la tregua nell’est dell’Ucraina pensando soltanto alla ricostruzione. Dobbiamo invece immaginare che un corpo civile di pace possa diventare uno strumento innovativo”. A questo proposito, il rappresentante del Mean ha ricordato che “nella Roma del 1957, quando furono firmati i primi trattati, la città era ancora in ginocchio dopo la Seconda guerra mondiale, eppure da lì nacque l’Europa. Sarebbe bello se proprio da Kiev potesse nascere una nuova forma di Europa: quella della difesa civile. L’Europa del ’56 riuscì a unirsi sul piano economico — carbone e acciaio — ma rimase una grande lacuna sul piano della difesa comune. Forse da Kiev, da questi anni così drammatici, può arrivare il completamento dell’Europa: la capacità di unirci anche nella difesa, una difesa innovativa, nuova, fondata anche — e soprattutto — sull’istituzione dei corpi civili di pace”.