“I dati mostrano una realtà preoccupante. Il nostro Servizio sanitario sulla carta è universale, ma, fuori dall’emergenza e dai codici rossi, barriere economiche e lunghi tempi d’attesa costringono i più fragili a rinunciare alle cure. Parliamo di una spesa sanitaria inferiore fino a 2.000 euro tra il primo e l’ultimo scaglione di reddito”. Lo dichiara Leonardo Becchetti, fondatore di NeXt Economia e professore dell’Università di Roma Tor Vergata, curatore della ricerca “Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia”, realizzato da Acli, Caf Acli, NeXt Nuova Economia per tutti e dall’Università di Roma Tor Vergata e con il supporto di Comipa, Federcasse Bcc, Federazione Lombarda Bcc e Federazione Toscana Bcc e Iref. “Miglioramento della sanità pubblica e delle case di comunità, prevenzione, ottimizzazione della spesa, progressività fiscale sono le azioni che servono per rimettere al centro i territori e la comunità, trasformando la salute da bene di mercato a pilastro di una nuova economia civile”, chiarisce Becchetti.
“Purtroppo, nonostante rappresenti uno dei pilastri fondamentali del welfare del nostro Paese, la sanità pubblica, accessibile e garantita, è oggi in evidente ritirata – afferma il presidente delle Acli nazionali, Emiliano Manfredonia -. I redditi più alti si rivolgono sempre più frequentemente al settore privato, potendosi permettere spese maggiori, mentre i redditi più bassi restano indietro, costretti a rinviare o rinunciare alle cure. È un dato che deve farci riflettere anche il ricorso sempre più diffuso – ormai quasi un’abitudine di massa – ai sistemi di intelligenza artificiale per rispondere a bisogni di salute: un segnale della difficoltà di accesso e della ricerca di soluzioni alternative”. “Come Acli, operatori di pace e di democrazia da oltre ottant’anni – aggiunge Manfredonia –, sentiamo il dovere – come diciamo spesso nel nostro Patronato – di trasformare i diritti in pane. In questo caso, di trasformare il diritto alla salute in accesso reale e garantito ai servizi per tutte e tutti. È il senso anche degli Sportelli Salute che abbiamo aperto in diverse parti d’Italia: strumenti concreti per accompagnare le persone e ridurre le disuguaglianze”.
“Il credito cooperativo – dice Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse Bcc – è da anni impegnato ad esprimere valori ed attività che vanno oltre la banca. Noi, infatti, siamo presenti sui territori e nelle comunità di cui siamo espressione e abbiamo ben presente che non è più sufficiente fare solo la banca, ma qualcosa di più. Per questo siamo impegnati, con le nostre mutue, in progetti di welfare dove siamo orientati a fornire servizi di tipo sanitario”.
“L’allungamento della vita media – sottolinea Anna Maria Colao, vice presidente del Consiglio superiore sanità e presidente di Fondazione Forme – ha modificato tutto quello che il cittadino può ottenere dal nostro sistema sanitario. Mi sento di soffermarmi, in tal senso, sulla tematica della prevenzione. Per diventare sostenibili e mantenere le cure, infatti, dobbiamo implementare le strategie di prevenzione. Occorre, quindi, educare e informare la popolazione”.