“Sacerdote eroe”, “martire della carità”, così definisce il vescovo di Iasi, in Romania, mons. Iosif Paulet, il servo di Dio Dumitru Matei (1913-1951), in una lettera pastorale per il 75° della morte del sacerdote. “È morto per la fede e per difendere la fedeltà alla Santa Sede” scrive il vescovo, invitando la diocesi a pregare perché il sacerdote sia dichiarato martire per la fede e santo. L’anniversario è stato celebrato sabato, 21 febbraio, nella cattedrale storica di Iasi, con una messa presieduta dal vescovo ausiliare mons. Petru Sescu. Nell’omelia, mons. Iacovici, postulatore della causa di don Matei, ha sottolineato lo zelo apostolico e l’onesta del sacerdote martire, come anche la sua “fedeltà a Cristo e alla Santa Sede”. Arrestato dalle autorità comuniste, il sacerdote Matei, conosciuto all’epoca come “il padre dei poveri”, fu condannato a morte e fucilato il 21 febbraio 1951, e il suo corpo fu gettato in una fossa comune. Della sua morte si venne a sapere solo dopo cinque anni e la sua fama di santità si diffuse a livello nazionale e internazionale. Infatti, la rivista “Cseo documentazione”, di don Francesco Ricci, pubblicò, nel novembre 1977, una testimonianza arrivata dalla Romania in modo clandestino, che parla di don Matei come di “un sacerdote di vita santa […], giustiziato”. “L’articolo aveva suscitato preoccupazione tra le autorità romene, come risulta dagli archivi della Securitate”, ha spiegato al Sir don Alois Moraru, vice postulatore della causa di don Matei.