Morte del piccolo Domenico: mons. Solmi (Parma), “sei andato via per gli sbagli che sono stati fatti. Non doveva andare così”

“Carissimo Domenico, forse non te ne sei accorto. Sei passato dalla mamma Patrizia alla mamma Maria. Sono mamme che insieme ti tengono nel cuore qui sulla terra e sulle ginocchia in Paradiso, dove adesso tu sei. La mamma di Gesù non ti fa mancare niente, mentre tu manchi tanto alla tua mamma e – mai come a Lei – anche a noi. Sei andato via per gli sbagli che sono stati fatti. Non doveva andare così, tanto più per te che già avevi il cuoricino malato”. Si apre con queste parole la lettera che il vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, ha scritto per il piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto sabato mattina all’ospedale Monaldi di Napoli dopo quasi due mesi di ricovero in terapia intensiva, a seguito del trapianto di cuore fallito lo scorso 23 dicembre.
“Non siamo noi a puntare il dito, ma diciamo che dovremmo sempre fare le cose come se le facessimo per nostro figlio, per nostra mamma, per la nostra famiglia. Dal mangiare fino alle grandi decisioni, dalla formazione fino agli atti delicati di chi cura. Senza scusa e rimpalli”, prosegue il presule: “Tu, Domenico, fai pensare a noi grandi, quello che è più necessario nella vita: davanti al tuo lettino, restano le cose che contano”. “Ci dici, senza parlare, che non tutte le cose hanno lo stesso valore”, rileva mons. Solmi: “Ce ne sono di più importanti e di meno essenziali. La salute, la scuola, quanto serve a fare crescere tutti bene, valgono più di altre cose che, se siamo onesti, noi grandi riusciamo bene a capire. Solo che non ne abbiamo il coraggio o la voglia. Purtroppo, forse, ci dimenticheremo presto anche di te”. “Ma ti lascio andare. Fammi vedere cos’hai in mano. Con cosa giochi? Ah, è un rametto di palma. È bello, ti pace. È la versione per te. C’era già in Paradiso poco dopo la nascita di Gesù: è la palma dei martiri. Ma ti lasco andare, perché so che con Lui hai già fatto amicizia e stai correndogli incontro. Lui ti ha preparato un grande gioco, che sarà sempre più bello”, conclude il vescovo: “Ciao e perdonaci”.

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