“Dimorare nell’aiuto di Dio, come ci insegna san Bernardo, non significa trafficare sicurezze. Significa passare per il Lamento e la Minaccia per imparare a vivere con Grazia a questo nuovo livello di profondità. E così permettere ad altri di trovarlo”. Con queste parole mons. Erik Varden ha aperto nel pomeriggio la terza meditazione degli esercizi spirituali quaresimali della Curia romana, nella Cappella Paolina in Vaticano, alla presenza di Papa Leone XIV. Al centro della riflessione, il primo versetto del Salmo 90: “Qui habitat in adiutorio Altissimi”, “Chi dimora nell’aiuto dell’Altissimo”. L’aiuto di Dio, spiega il predicatore riprendendo san Bernardo, “può essere definito una dimora in quanto costituisce una realtà che ci sostiene, all’interno della quale possiamo vivere, muoverci ed esistere”: non un servizio di emergenza occasionale, ma una presenza costante. Mons. Varden propone la figura biblica di Giobbe come modello di chi, nell’afflizione, si rifiuta di razionalizzare il dolore e rimane determinato a trovare Dio presente nella sofferenza. Come credenti, avverte, rischiamo di considerare la religione “come una polizza assicurativa”: ma Dio “può rendere possibile un mondo nuovo e benedetto dopo aver abbattuto i muri che noi pensavamo fossero il mondo, muri all’interno dei quali in realtà soffocavamo”.