Etiopia: Medici con l’Africa Cuamm, le risorse scarse, ma anche l’impegno a curare di una specializzanda a Wolisso

“In Italia non ci pensavo mai a contare: tutto c’è, tutto arriva, tutto è sufficiente. Qui, invece, si fa i conti con quello che manca”. È sull’aereo Caterina quando inizia a scrivere. Sta rientrando a casa, dopo 6 mesi trascorsi in Etiopia come Jpo (Junior Project Officer). Scrive di getto, cercando di trasformare in parole le emozioni vissute sul campo, da specializzanda in medicina interna. A raccontare la sua esperienza è Medici con l’Africa Cuamm.
“Si contano le possibili diagnosi, i farmaci rimasti, le gocce che cadono dalla flebo, i blackout – spiega la giovane specializzanda –. E, soprattutto, i soldi: quelli per un trasferimento, un esame, una medicina. Si fanno i conti con le risorse che non bastano, con la malattia e le sue conseguenze su intere famiglie. Una bambina vive con una grave scoliosi che le causa un’insufficienza respiratoria cronica. Un concentratore di ossigeno le permetteva di andare a scuola, ma si è rotto. La sua famiglia non può permettersene uno nuovo. Un bambino piccolo, morso sulla mano da un asino, è morto di rabbia tra le braccia della sua mamma. Non è stato possibile trattarlo in tempo con le immunoglobuline, perché qui non ci sono”.
A Wolisso però, continua Caterina, non ci si scontra soltanto con i limiti imposti dal contesto. Ma grazie al lavoro quotidiano fatto fianco a fianco dal personale locale e lo staff Cuamm, si scopre anche una determinazione tenace, capace di far fronte con tutto il proprio impegno alle situazioni più complicate: “Qui si impara anche a non smettere mai di fare i conti con l’ingiustizia, con l’assenza, con l’inevitabilità. Nessuno si arrende, tutti sperano, tutti provano a rimediare soldi e risorse. Si impara a curare e non solo a guarire”.
Come Caterina ha scelto di mettersi al servizio della salute, partendo come specializzanda, tutti, ricorda medici con l’Africa Cuamm, essere parte di questo impegno quotidiano: “Sostenere Cuamm significa garantire cure dove mancano, rendere possibile la formazione, rafforzare le strutture sanitarie locali perché nessuno debba più fare i conti con ciò che manca”.

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