In questi giorni il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, mons. Stefano Rega, insieme ad una delegazione della diocesi, è in visita alle comunità calabresi in Argentina e ieri, in occasione della festa della Madonna del Pettoruto ha concelebrato, nella Cattedrale di San Isidro, vicino a Buenos Aires, ad una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Guillermo Caride. Momento particolarmente significativo della celebrazione è stata l’apposizione di una medaglia commemorativa alla statua della Madonna del Pettoruto da parte di mons. Rega, gesto che ha suscitato grande emozione tra i presenti. Numerosi fedeli di origine calabrese hanno partecipato alla celebrazione, ritrovandosi uniti attorno alla Madonna “tanto amata, simbolo di appartenenza e continuità con la terra d’origine”. Un viaggio, quello delle delegazione della diocesi calabrese caratterizzato da incontri con le comunità calabresi, momenti di preghiera e occasioni di confronto con quanti hanno costruito la propria vita in Argentina senza mai recidere il legame con la Calabria. Particolarmente toccanti gli incontri con i fedeli provenienti da Mottafollone, San Sosti, Cetraro, Belvedere Marittimo, Acquappesa, Bonifati e da numerosi altri centri del territorio diocesano. Attraverso racconti familiari e testimonianze di vita, è emersa la storia di tante persone che, soprattutto nel secondo dopoguerra, lasciarono la propria terra per cercare opportunità e speranza nel continente sudamericano. Mons. Rega ha voluto ascoltare da vicino queste esperienze di emigrazione, fatte di sacrifici, integrazione e forte fede cristiana. Storie che hanno contribuito alla crescita della società argentina e che continuano a essere tramandate alle nuove generazioni insieme alle tradizioni religiose e culturali della Calabria. La devozione alla Madonna del Pettoruto si conferma così un “ponte spirituale” tra due continenti, capace di “mantenere unite comunità lontane geograficamente ma profondamente vicine nei valori e nelle tradizioni”. La visita pastorale rappresenta “un segno concreto della vicinanza della Chiesa ai calabresi all’estero e del desiderio di custodire un patrimonio umano e religioso che continua a vivere nel tempo”.