Magnifica humanitas: don Barone, “una persona vale per ciò che è, prima ancora di ciò che riesce a fare”

(Foto SIR)

“Una persona vale per ciò che è, prima ancora di ciò che riesce a fare o riesce ad ottenere”. Lo ha detto don Christian Barone, presbitero della diocesi di Noto, in servizio presso il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana. Il teologo è intervenuto giovedì 8 ottobre a “La pietra d’angolo”, secondo dei quattro incontri online di “Edificare la città”, il percorso sull’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV promosso dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei per educatori e animatori. Prendendo spunto da un racconto di Gianni Rodari, “La macchina per fare i compiti”, ha richiamato “il rischio che si potesse separare il risultato di un’attività dal valore che essa ha per chi la compie”. I ragazzi, ha osservato, sono “continuamente misurati nelle loro prestazioni: voti, crediti, follower, visualizzazioni, like”. “Misurare in sé non è un male – ha precisato –. Il problema nasce quando ciò che si misura finisce per diventare il criterio con cui si stabilisce quanto una persona vale”. Per don Barone la dignità umana “non è semplicemente uno dei principi della dottrina sociale, ma il fondamento su cui anche gli altri si poggiano”. Richiamando il n. 52 dell’enciclica, ha distinto le forme di dignità morale, sociale ed esistenziale, che possono crescere o diminuire, dalla dignità ontologica, che “appartiene a ciascuno per il solo fatto di esistere”. “Un educatore lavora su ciò che nella persona può crescere, ma guarda l’altro a partire da ciò che in lui non viene mai meno”, ha concluso.

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