Iran: l’Onu denuncia il ricorso alle esecuzioni e chiede una moratoria immediata

“L’Iran ha conosciuto troppa morte: vite perdute in guerra e vite strappate dal proprio Stato”. È l’allarme lanciato da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che chiede alle autorità iraniane di fermare immediatamente tutte le esecuzioni e avviare un percorso verso l’abolizione della pena capitale. Gli esperti denunciano gravi violazioni del diritto a un processo equo, tra cui torture, confessioni estorte, sparizioni forzate e negazione dell’assistenza legale, soprattutto nei procedimenti a carico delle persone arrestate durante le proteste del gennaio 2026. Secondo gli esperti, la pena di morte viene utilizzata anche per reprimere il dissenso, attraverso accuse legate alla sicurezza nazionale che possono trasformare attività pacifiche in presunte minacce allo Stato. La maggior parte delle esecuzioni riguarda tuttavia omicidi e reati legati agli stupefacenti, con un impatto particolarmente pesante sulle persone più povere e sulle minoranze etniche. Nel sistema della qisas, inoltre, la possibilità di pagare un risarcimento alla famiglia della vittima può determinare la sorte del condannato, penalizzando chi non dispone di risorse economiche. Gli esperti richiamano anche la condanna a morte prevista per alcuni atti omosessuali consensuali e reati religiosi. Da qui la richiesta di una moratoria immediata, della commutazione delle condanne e della revisione dei procedimenti nel rispetto delle garanzie giudiziarie. “Le esecuzioni non mettono fine al dissenso, ma alimentano la prossima ondata”, avvertono gli esperti, sollecitando un cambiamento nelle politiche repressive del Paese.

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