“Condividere uno sguardo sul nostro tempo, cosi travagliato da un crescente numero di tensioni e di conflitti”. È l’intento del Papa, nel suo primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico, pronunciato nell’Aula della benedizione. “L’anno che si è appena concluso è stato ricco di avvenimenti, a partire da quelli che hanno interessato direttamente la vita della Chiesa, che ha vissuto un intenso Giubileo e ha visto ritornare alla Casa del Padre il mio venerato predecessore, Papa Francesco”, ha esordito Leone XIV: “Il mondo intero si è raccolto intorno al suo feretro nel giorno delle esequie, avvertendo il venir meno di un padre, che ha guidato il Popolo di Dio con profonda carità pastorale”. “Pochi giorni fa abbiamo chiuso l’ultima Porta Santa, quella della basilica di San Pietro, che proprio Papa Francesco aveva aperto nella notte di Natale del 2024”, il riferimento al Giubileo: “Nel corso dell’Anno Santo, milioni di pellegrini si sono riversati a Roma per compiere il pellegrinaggio giubilare. Ciascuno è venuto carico del proprio vissuto, di domande e di gioie, come pure di dolori e ferite, per varcare le Porte Sante, simbolo di Cristo stesso, nostro medico celeste, il quale venendo nella carne, ha preso su di sé la nostra umanità per renderci parte della sua vita divina, come abbiamo contemplato nel mistero del Natale da poco celebrato. Confido che in questo passaggio, molte persone abbiano potuto approfondire o riscoprire il loro rapporto con il Signore Gesù, trovando conforto e rinnovata speranza per affrontare le sfide della vita”. A questo proposito, il Papa ha espresso “particolare gratitudine ai romani, che con grande pazienza e senso di ospitalità, si sono fatti carico dei numerosi pellegrini e turisti giunti in Urbe da ogni parte del mondo”. Poi il Pontefice ha rivolto “uno speciale apprezzamento” al Governo italiano, all’Amministrazione Capitolina e alle Forze dell’Ordine, “che si sono adoperate con zelo e precisione perché Roma fosse in grado di accogliere tutti i visitatori, e gli eventi giubilari e quelli successivi alla morte di Papa Francesco potessero svolgersi in serenità e sicurezza”. Il Papa ha inoltre definito le relazioni tra la Santa Sede e l’Italia “eccellenti” e ha ingraziato per le visite rese dalle alte cariche dello Stato all’inizio del suo pontificato, oltre che per la “squisita ospitalità” riservatagli al Quirinale dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, a cu ha rivolto un saluto. Infine, la citazione del suo primo viaggio apostolico, in Turchia e Libano, che nel primo Paese ha rappresentato “un’importante occasione per rinnovare l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani” e nel secondo è stato l’occasione per incontrare “un popolo che, nonostante le difficoltà, è pieno di fede e di entusiasmo e ho percepito la speranza proveniente dai giovani, che aspirano a costruire una società più giusta e coesa, rafforzando l’intreccio di culture e di fedi religiose, che rende il Paese dei Cedri unico al mondo”.