Iran: proteste, morti e feriti in aumento. La denuncia di Amnesty International e Human Rights Watch. “Intervengano Onu e Ue”

“In Iran chi osa esprimere la propria rabbia per decenni di repressione e pretendere un cambiamento profondo viene ancora una volta colpito a morte dalle forze di sicurezza. Questo ci ricorda la rivolta Donna Vita Libertà del 2022. Il massimo organismo iraniano in materia di sicurezza, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, deve ordinare immediatamente alle forze di sicurezza di porre fine all’uso illegale della forza e delle armi da fuoco”: lo dichiara Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. In un documento si ricorda che le proteste sono iniziate nel Paese asiatico il 28 dicembre 2025 a seguito “della profonda svalutazione della moneta locale, della crescente inflazione, della cronica cattiva gestione statale di servizi fondamentali come la fornitura di acqua e del peggioramento delle condizioni di vita”. Precedute dalla chiusura dei negozi e dagli scioperi nel Grande Bazar della capitale Teheran, le proteste si sono rapidamente estese a tutto l’Iran dando luogo a manifestazioni di piazza che invocano la caduta della Repubblica islamica e chiedono diritti, dignità e libertà.
“La frequenza e l’insistenza con cui le forze di sicurezza iraniane stanno usando la forza illegale e mortale contro chi manifesta, considerata la sistematica impunità di cui esse beneficiano, è il segno che l’uso di queste armi per reprimere le proteste è una politica di stato”, ha commentato dal canto suo Michael Page, vicedirettore di Human Rights Watch per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.
“Gli Stati membri delle Nazioni Unite e gli organismi regionali come l’Unione europea dovrebbero emettere condanne pubbliche e inequivocabili e intraprendere azioni diplomatiche urgenti per premere sulle autorità iraniane affinché cessino il bagno di sangue. Dato il diffuso clima di impunità di sistema che ha consentito alle autorità iraniane di compiere ripetutamente crimini di diritto internazionale quali uccisioni, torture, stupri e sparizioni forzate per eliminare e punire il dissenso, Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto agli organi giudiziari degli altri Stati di avviare indagini basate sul principio della giurisdizione universale per emettere mandati di cattura nei confronti dei sospetti responsabili di tali crimini”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi