Dopo i recenti episodi di violenza avvenuti nel centro di Ancona, gli Uffici pastorali dell’arcidiocesi di Ancona‑Osimo – Caritas, Pastorale Giovanile, Migrantes e Pastorale Sociale e del Lavoro – intervengono con un appello ad evitare “narrazioni semplificate e pericolose, capaci di alimentare paura, stigmatizzazione e luoghi comuni”.
Le realtà diocesane sottolineano come associare automaticamente violenza, giovani e migranti rischi di oscurare la complessità dei fenomeni sociali e di colpire un’intera generazione che, nella grande maggioranza dei casi, vive e si impegna nel rispetto delle regole. “Siamo ogni giorno a contatto con i ragazzi del territorio, italiani e stranieri: guardando i loro volti non possiamo tacere”, affermano. Secondo gli Uffici Pastorali, i comportamenti violenti che emergono nelle cronache sono spesso il sintomo di un disagio adolescenziale profondo, legato alla ricerca di identità e riconoscimento. Per alcuni giovani, soprattutto stranieri, si tratta di un’identità negata, segnata dal sentirsi esclusi da un Paese che non percepiscono come proprio. La sicurezza, ribadiscono, è un tema reale e va affrontato con serietà, ma non può essere ridotta a risposte repressive o a etichette che alimentano esclusione. “Disarmare le parole” diventa allora un passaggio necessario per evitare narrazioni tossiche e per costruire comunità più inclusive.
“Servono politiche di prevenzione, presidi educativi, spazi di aggregazione, ascolto e inclusione, soprattutto quando si parla di minori”, avverte la Chiesa locale. “Le nostre città – concludono gli uffici pastorali – saranno più sicure” se saranno “capaci di coinvolgere tutti senza escludere, di leggere i problemi senza cedere ai pregiudizi, di rigenerarsi attraverso il riconoscimento reciproco dei diritti e dei doveri”.