Vocazioni: Zanet, “santità è tenere per mano Gesù”. Don Gianola, “e anche storie di bene quotidiano”

“La santità non è l’esito di uno sforzo titanico individuale, ma dell’incontro tra la grazia di Dio e la libertà umana, che parte dalla realtà concreta di ogni persona”. Lo ha detto oggi Ludovica Maria Zanet, docente presso la Pontificia Università Salesiana, nella sua lectio sanctitatis che ha aperto la terza ed ultima giornata del 49° Convegno nazionale vocazioni, promosso a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (3- 5 gennaio) sul tema “Aspirate alla santità, ovunque siate”. Richiamando le figure di Carlo Salerio e Mario Borzaga come esempi di “vocazioni che resistono e fioriscono in tempo di crisi”, Zanet ha concluso: “Forse la santità può consistere nel tenere per mano Gesù e nel chiedere l’aiuto di ‘amici santi’ per non affrontare da soli il cammino vero il cielo”. Don Michele Gianola, direttore del suddetto Ufficio Cei, ha spiegato che la Chiesa non è composta da singoli individui isolati, ma da “persone in relazione” e ha invitato a “contemplare il corpo ecclesiale” nella sua interezza, costituito “non solo dalle storie di santità ufficialmente riconosciute, ma anche da innumerevoli storie di bene quotidiano attraverso le quali il corpo di Dio cresce e si rafforza”. Presentando il convegno il sacerdote aveva spiegato che non c’è luogo e momento “nel quale la luce della santità non possa illuminare una decisione da prendere, una scelta da fare; non c’è luogo buio che non possa essere illuminato; non c’è condizione nella quale il desiderio dell’amicizia con Gesù, che mai viene meno, non possa essere acceso”. Ognuno “secondo i propri doni e uffici deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità”.

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