“L’Italia è sempre più pluriconfessionale e plurireligiosa”, ha spiegato oggi don Giuliano Savina, direttore Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Intervenendo alla tavola rotonda che ha concluso il 49° Convegno nazionale vocazioni (Roma, 3- 5 gennaio) sul tema “Aspirate alla santità, ovunque siate”, il sacerdote ha presentato una mappatura della pluralità religiosa in Italia. Si tratta in totale di 3.464 comunità, tra cui, per citare le più numerose, 2.689 cristiane, 463 islamiche, 104 buddiste, 78 sikh, 37 ebraiche. Occorre elaborare una via italiana del dialogo”, ha detto con riferimento al primo simposio delle Chiese cristiane in Italia (Bari 24-24 gennaio) nel corso del quale “verrà firmato un patto, appunto ‘La via italiana del dialogo”, e al progetto di un primo simposio delle religioni presenti in Italia nell’autunno prossimo, a 40 anni dall’Incontro di Assisi voluto da Giovanni Paolo II. Dal sacerdote l’invito alla pastorale vocazionale a “proporre ai giovani la ricerca di Dio mettendosi in ascolto dialogico con le altre religioni”.
La tutela dei minori come parte integrante del Vangelo: cura, relazione, empatia, sguardo. Si può, in estrema sintesi, riassumere così l’intervento di Emanuela Vinai, coordinatrice del Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei. “Una tutela – ha precisato – che riguarda tutti noi, nessuno escluso” perché, come affermava Papa Francesco che volle la costituzione del Servizio, “fa parte integrante del messaggio evangelico”. Fondamentale la prevenzione come azione per impedire che accada l’abuso; centrale lo “sguardo che non si volta altrove”. Questi i paradigmi: protezione, garanzia, salvaguardia; pensare per fattori di rischio/protezione. Vinai ha riferito del capillare lavoro di formazione portato avanti dal Servizio nazionale tramite webinar per creare comunità-sentinella, dei 226 servizi diocesani e dei 108 centri di ascolto attivi. Ma non basta essere efficienti: è la “passione educativa evangelica” il discrimine “tra efficienza ed efficacia”.
Niente conclusioni, afferma chiudendo i lavori don Gianola: “Quanto ascoltato diventi lavoro aperto e avvii processi nei territori dove scorre la vita”.