Intervenendo alla tavola rotonda della terza ed ultima giornata del 49° Convegno nazionale vocazioni, promosso a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (3- 5 gennaio), don Riccardo Pincerato, responsabile Servizio nazionale per la pastorale giovanile, ha analizzato l’eredità del Giubileo dei giovani sottolineando che il tema del convegno riprende le parole conclusive del discorso rivolto da Papa Leone XIV ai partecipanti all’evento. Nel sottolineare che i giovani “non temono la fede, ma hanno bisogno di proposte che parlino concretamente al loro vissuto, alla loro intelligenza e alla loro realtà”, il sacerdote ha rilanciato tre “sorprese” e tre “sfide” scaturite dall’appuntamento giubilare. Anzitutto la forza del “noi” perché agire insieme permette di “affrontare le sfide di un tempo complesso”; quindi la “riconciliazione come desiderio”. Le lunghe file ai confessionali hanno mostrato che il sacramento della confessione è stato vissuto “non come un dovere, ma come uno spazio di libertà e di incontro”. Infine l’accoglienza favorevole – non scontata – ricevuta da politica, opinione pubblica e media, anche laici. Di qui tre sfide per il futuro della pastorale: “accompagnare prima, durante e dopo i grandi eventi non solo i giovani ma l’intera comunità cristiana”; costruire “una narrazione equilibrata, che non sia né trionfalistica né scoraggiante”; “rigenerare l’ordinario, utilizzando lo slancio del Giubileo per alimentare il percorso quotidiano”.
Padre Marco Vianelli, Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, ha articolato la sua riflessione attorno a tre parole chiave: confine, soglia, porta. Il “confine”, ha spiegato, è una condizione necessaria per la crescita, simile all’argine che permette a un fiume di raggiungere il mare senza disperdersi. Tuttavia, questo confine deve essere “poroso”: un equilibrio tra libertà e norma, affetto e disciplina, “per garantire sia la sicurezza sia la libertà di rischiare, fondamentali per una crescita sana”. Se la famiglia è “palestra dell’esistenza”, in un’epoca di “fluidità e interconnessione” deve “negoziare nuovi equilibri”. Ai genitori, ha concluso, il compito “non di trattenere, ma di accompagnare”.