La fragilità come “luogo di redenzione e salvezza”. Ne ha parlato oggi don Massimo Angelelli, direttore Ufficio nazionale pastorale della salute della Cei, intervenuto alla tavola rotonda nella terza e ultima giornata del 49° Convegno nazionale vocazioni, promosso a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (3- 5 gennaio) sul tema “Aspirate alla santità, ovunque siate”. Per essere in autentica relazione, ha spiegato il sacerdote, occorre essere persone intere, capaci anche di accogliere la propria “costituzionale fragilità” che oggi viene invece negata dalla nostra società iper performante. Eppure, “la fragilità è luogo di redenzione e salvezza”, mentre il contesto iper-performante fa precipitare nella frustrazione e nel senso di sconfitta i giovani che si identificano con il proprio errore o la propria fragilità percependoli come un fallimento.
Per don Angelelli occorre mettere in discussione i modelli culturali attuali: “Credo che solo la Chiesa abbia il compito di farlo proponendo il modello evangelico del fallimento come tappa di crescita e la fatica di camminare insieme contro l’individualismo”. “Un’altra vita più vera e più umana e possibile – ha assicurato Angelelli -. Questo è un tempo proficuo per proporre il Vangelo, forza liberante dai modelli fallimentari, ma solo una proposta credibile può affrancare i giovani da stili e schemi tossici, come dimostrato dall’esperienza di Gesù”.