Forti piogge e maltempo hanno danneggiato e sopraffatto le infrastrutture idriche nella Striscia di Gaza, innalzando i livelli dell’acqua a Wadi Gaza e nella laguna di Sheikh Radwan. Per mantenere operative le pompe di drenaggio, le organizzazioni umanitarie stanno collaborando con le autorità israeliane per consentire l’ingresso di attrezzature specializzate. È quanto riferisce l’Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) nel suo ultimo report su Gaza, diffuso oggi e relativo alla situazione fino al 3 gennaio. Tra il 30 dicembre e il 2 gennaio, si legge nel rapporto, “attacchi aerei, bombardamenti e spari israeliani” sono stati segnalati in diverse aree della Striscia, con vittime, colpendo il nord di Gaza, la città di Gaza, Deir al Balah, Khan Younis e Rafah. Sul fronte degli aiuti, Ocha riferisce che tra il 31 dicembre e il 2 gennaio sono entrati nella Striscia almeno 2.101 pallet di beni umanitari e 93 tonnellate metriche di foraggio per animali, dati che escludono donazioni bilaterali e settore commerciale. Nello stesso periodo, solo nove dei 24 movimenti umanitari che richiedevano coordinamento con le autorità israeliane sono stati pienamente facilitati, mentre altri hanno subito ostacoli, cancellazioni o respingimenti. “La carenza di carburante rimane una sfida critica”, denuncia Ocha, sottolineando che molte organizzazioni fanno affidamento su scorte di riserva per garantire le operazioni essenziali. Migliora invece l’assistenza alimentare: nei primi giorni di gennaio 2026 le razioni sono state adeguate a coprire il 100% del fabbisogno calorico familiare. Al 2 gennaio vengono prodotte circa 170mila confezioni di pane al giorno; la rete di distribuzione sovvenzionata è salita a 148 rivenditori, con una parte del pane distribuita gratuitamente in rifugi e siti comunitari.