“Carissime e carissimi, la mia lettera di gennaio vi giunge dopo la festa dell’epifania, giorno in cui la Chiesa invita tutta l’umanità a volgere lo sguardo a quel bambino che abbiamo accolto nella notte di Natale”. È a partire da questo sguardo che il vescovo di Teramo-Atri, mons. Lorenzo Leuzzi, si rivolge ai giovani nel messaggio per il mese di gennaio, consegnando loro l’immagine dei magi come paradigma del cammino umano e spirituale. I sapienti d’Oriente, “sollecitati dalle loro ricerche astronomiche”, diventano esempio di chi non si accontenta di ripetere, ma sceglie di cercare. “Ogni ricerca ha diversi livelli di conoscenza” e ciò che conta, sottolinea il presule, è “scoprire il rapporto tra l’incontro con quel bambino e il nostro impegno nella conoscenza”. Seguendo una stella, “una proposta che poteva sembrare di scarso valore”, i magi arrivano a Betlemme: una via di semplicità che insegna come Gesù “si fa trovare non per vie straordinarie, ma nella quotidianità della nostra vita”. Da qui l’invito deciso ai giovani: “Tu, invece, sei un ricercatore!”, in un tempo in cui “prevale, purtroppo, l’invito ad essere ripetitori” e in cui anche la tecnologia rischia di appiattire il pensiero. Lo sguardo del vescovo si allarga poi al cammino del Giubileo, che prosegue fino al 2033, affidando ancora ai magi il compito di accompagnare la Chiesa e i giovani nel discernimento. Non mancano parole concrete di incoraggiamento: “Non siamo soli!” e, davanti alle difficoltà della vita, la certezza che “se camminiamo con quel bambino, che abbiamo incontrato nella grotta di Betlemme, il futuro è aperto alla speranza”. L’appello finale è personale e comunitario insieme: “Non lasciarlo solo nella grotta. Prendilo e portalo con te. Cercalo sempre, perché ti aspetta”, per costruire nel 2026 “la civiltà dell’amore”.