“A Kyiv oltre mille palazzi sono senza riscaldamento. L’elettricità è assente oppure disponibile solo per poche ore al giorno e con potenza molto bassa: ieri, ad esempio, nel mio palazzo il contatore segnava appena 150 watt”. E’ mons. Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare della diocesi di Kiev-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes, a raccontare al Sir come è la vita a Kyiv. “La Russia continua a colpire con missili e droni. Per le strade si sente ovunque il rumore dei generatori”, dice il vescovo. “In città si vedono molte squadre di riparazione, perché in numerosi edifici le tubature si sono congelate e devono essere riparate con urgenza. Alcune case probabilmente non potranno essere ricollegate al riscaldamento fino alla primavera: il gelo ha distrutto l’intero sistema”. Questa non è solo la realtà di Kyiv, ma anche di altre grandi città come Kharkiv, Zaporizhzhia e Odessa. “La vita a Kyiv continua, ma nel freddo e sotto uno stress costante”. Preoccupano le previsioni meteo che “annunciano nuove ondate di freddo, ancora più intense. Ci stiamo preparando”, dice mons. Yazlovetskiy. “Non è solo una crisi umanitaria: è un’aggressione sistematica, un vero genocidio che la Russia sta conducendo contro il popolo ucraino”. Le città si sono organizzate. A Kyiv, per esempio, ci sono i “punti di resilienza”, grandi tende dove le persone possono riscaldarsi. Molti Stati, organizzazioni e singole persone dall’estero inviano generatori e stazioni di ricarica. “La situazione resta critica, ma oggi c’è speranza”. Facendo riferimento a quanto la Caritas Italiana sta facendo, insieme alle Caritas della rete internazionale, con programmi di winterization (preparazione all’inverno e protezione dal freddo) promossi da Caritas Spes e Caritas Ukraine in diverse regioni del Paese, il vescovo dice: “Vi ringraziamo di cuore: il vostro aiuto è per noi vitale”. “Con l’aiuto di Dio abbiamo superato i giorni più duri. Ora gli aiuti stanno arrivando”. “Grazie per essere con noi non solo a parole, ma con il cuore e con i fatti”, aggiunge.