“Siamo così irrilevanti, o si è modificata la presenza della Chiesa nella società?”. Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha risposto in questi termini ad una domanda sulla “perdita di rilevanza” della voce della Chiesa nella società, negli ultimi 40 anni. “Quarant’anni fa l’Italia era diversa”, ha fatto notare Baturi, citando un dato per tutti: “Negli ultimi dieci anni, le ordinazioni sacerdotali sono diminuite del 51%”. Come nella Chiesa, c’è stata dunque “un’evoluzione della società: oggi viviamo in una società diversa, plurale, in cui i meccanismi di scristianizzazione sono ormai avanzati”. “Non ho nostalgia di un altro tempo, Dio mi ha dato da vivere questo tempo: dobbiamo giocare la partita su questo campo”, ha precisato Baturi, che poi ha aggiunto: “Mi preoccupa di più un’altra rilevanza: quella del messaggio cristiano e della Chiesa rispetto alle strutture fondamentali della persona, a partire dalla famiglia, dal rispetto e dalla responsabilità per l’altro, dal tema della fiducia nel futuro, della solidità degli affetti”. “Il cristianesimo non ha nel DNA il tema dell’egemonia sociale, ma della trasformazione dell’uomo, toccando il suo cuore”, la tesi del segretario generale della Cei. “È su questo che dobbiamo lavorare, ed è su questo che la Chiesa è in prima linea”, ha commentato citando l’impegno delle “reti comunitarie” ecclesiali nell’ambito del volontariato, dell’accoglienza della vita e dei migranti, del sostegno responsabile ai poveri, dell’assistenza agli anziani, del dopo di noi, dell’aiuto alle persone disabili. Senza contare la presenza accanto ai giovani nei luoghi come gli oratori, “in città e quartieri dove la presenza dello Stato si ritira”.