Minori allontanati da famiglie: Terragni (Agia), “sia una misura eccezionale, da adottare solo in situazioni di grave pericolo”. Un documento per fare chiarezza

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza prende posizione sugli allontanamenti dalle famiglie di bambini e ragazzi. E lo fa con un documento intitolato “Prelevamento dei minori, facciamo il punto” presentato questa mattina a Roma dalla garante Marina Terragni. “I casi recenti, come quello della famiglia nel bosco, hanno riportato al centro dell’attenzione la questione dei prelevamenti di bambini. Allo stesso tempo all’Autorità arrivano segnalazioni di vicende ancora più problematiche nei quali i minorenni sono esposti a gravi rischi. Per questo motivo ho pensato fosse necessario fare chiarezza, con riferimento a normative e sentenze che ci consentano un più chiaro orientamento in materia”, afferma Terragni.
Il documento affronta le principali domande che possono sorgere quando ci si trova davanti a prelevamenti di minori, partendo da una constatazione essenziale: “L’allontanamento di un minore dalla famiglia deve tornare a essere una misura eccezionale, da adottare solo in situazioni di grave pericolo”.
L’articolo 403 del Codice civile, infatti, prevede il prelevamento forzoso esclusivamente quando sia necessario proteggere i bambini in stato di abbandono morale o materiale, da un pregiudizio grave o da rischi imminenti per la salute. “Nella pratica, però, l’allontanamento avviene anche nell’ambito di conflitti tra genitori, in contrasto con il diritto del minore a crescere nella propria famiglia, diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, osserva Terragni.
Non è previsto dalla legge che sia compito delle forze dell’ordine intervenire nei prelevamenti, fatti salvi i casi di assoluta emergenza riconducibili all’articolo 403 del Codice civile. “Qualora il minore opponga resistenza al trasferimento l’operazione deve essere immediatamente sospesa e la situazione riferita al giudice che ha disposto il provvedimento”.
Terragni, in collaborazione con due avvocate esperte in diritto di famiglia, ha messo a punto un documento agevole costituito da 18 domande e risposte sul tema. Il documento mette l’accento sulla necessità dell’ascolto diretto del minore da parte del giudice, quale diritto fondamentale. “Una pratica che invece non sempre viene rispettata”. L’eventuale omissione, tiene a sottolineare l’Autorità garante, richiederebbe motivazioni specifiche.
I minorenni allontanati dovrebbero essere collocati in una famiglia, anche da parenti, e il ricorso alle strutture di accoglienza dovrebbe essere l’extrema ratio. Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel 2024 circa 25mila i minori sono ospitati in strutture residenziali, mentre 16mila circa erano quelli che hanno trovato accoglienza in una famiglia attraverso l’istituto dell’affido. Numeri calcolati escludendo dal conteggio i minori stranieri non accompagnati.
“Il costo medio di 150 euro al giorno per minore pesa sulla spesa pubblica per oltre 1,3 miliardi l’anno: risorse che potrebbero sostenere direttamente le famiglie, evitando separazioni non necessarie e ulteriori traumi per i bambini”, dice Terragni.

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