Minori allontanati da famiglie: Terragni (Agia), “attualmente manca una valutazione strutturata del possibile impatto traumatico e del rischio iatrogeno”

Al 31 dicembre 2024 risultano attivi 4.836 servizi residenziali per minorenni, per un totale di 28.701 posti di accoglienza (di cui 3.078 in pronta accoglienza, pari al 10,7% del totale), con una media di circa sei posti letto a struttura. Per tipologia, le comunità socioeducative rappresentano il 27,1% delle strutture, seguite dalle comunità familiari per minorenni (22,9%), dai servizi di accoglienza bambino/genitore (21,9%) e dagli alloggi ad alta autonomia (10,5%). Lo ricorda oggi l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in occasione della presentazione a Roma del documento intitolato “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”.
“Il disegno di legge in materia di affido a firma di Roccella-Nordio, quando approvato, metterà finalmente a disposizione un censimento sistematico sia delle strutture di accoglienza sia delle famiglie affidatarie”, afferma la garante Marina Terragni. “Soprattutto sarà introdotto un flusso informativo dai tribunali, indispensabile per una fotografia costantemente aggiornata dei procedimenti, che rilevi – oltre al numero dei minori collocati fuori famiglia – anche quali siano state le motivazioni del collocamento, la durata e gli esiti finali dei provvedimenti”.
Allo stato attuale non sono disponibili dati che consentano di distinguere in modo attendibile quanti collocamenti fuori famiglia siano disposti in via d’urgenza ai sensi dell’articolo 403 del Codice civile, quanti nell’ambito di contenziosi tra i genitori e quanti per altre ragioni. “Manca anche una valutazione strutturata del possibile impatto traumatico e del rischio iatrogeno connesso agli allontanamenti”, osserva Terragni nel documento presentato stamattina.
Il collocamento fuori famiglia non ha nei fatti un limite temporale rigido: la legge indica un massimo di 24 mesi, che tuttavia sono prorogabili a discrezione del giudice. I dati più recenti – sempre secondo il documento “Prelevamento dei minori, facciamo il punto” – mostrano che quasi la metà dei minori rientra nella famiglia d’origine dopo il periodo di accoglienza, ma manca ancora una valutazione sistematica dell’effettivo impatto degli allontanamenti sulle vite dei minori.
Il rifiuto del minore verso un genitore, spesso il padre, non infrequentemente viene indicato come ragione di collocamento in struttura. È necessario invece indagare le cause del rifiuto, evitando il ricorso a costrutti non scientifici come la cosiddetta alienazione parentale (Pas), non riconosciuta e stigmatizzata sia dalla comunità scientifica sia dagli organismi internazionali e tuttavia ancora prese in considerazione da alcuni tribunali. Allo stesso modo, le cosiddette terapie di riunificazione mancano di evidenza scientifica e possono risultare traumatiche. Il documento, infine, si occupa di come si distingue la violenza domestica dal conflitto genitoriale, e come essa incida sui minori.

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