“Negli oratori ambrosiani la presenza di bambini e adolescenti di origine straniera, spesso di fede musulmana, è una realtà ormai consolidata. Ma che cosa succede quando uno di loro vorrebbe diventare animatore dell’oratorio estivo o allenatore della squadra di calcio? È una domanda che chiede di essere affrontata senza improvvisazioni né semplificazioni”. A partire da questo contesto e dalle richieste “dal basso” di parroci ed educatori ha preso forma il documento “Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di incontro interreligioso”, pubblicato lo scorso ottobre dalla diocesi di Milano e al centro della storia di copertina del numero di febbraio de Il Segno, mensile diocesano. “Attraverso testimonianze e situazioni concrete, il servizio di copertina racconta perché questo documento si è reso necessario e che cosa cambia nella vita quotidiana degli oratori. In una società segnata dalla secolarizzazione e da una crescente fragilità del senso religioso, la questione non è soltanto la convivenza tra fedi diverse, ma la capacità delle comunità cristiane di trasmettere un messaggio vivo e significativo alle nuove generazioni. È in questa prospettiva che l’oratorio emerge come ‘laboratorio privilegiato di incontro interreligioso’, dove il dialogo si costruisce nella quotidianità della relazione educativa e nel discernimento delle responsabilità”.