“Cara Chiesa che vivi e abiti in Crotone-Santa Severina, non rinunciare ai giovani!”. È l’invito che arriva dall’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Alberto Torriani, in una lettera diffusa in prossimità del 31 gennaio, memoria di san Giovanni Bosco. “Per te – scrive il presule – non è solo una data sul calendario o un ricordo edificante, ma una chiamata che torna a farsi sentire. È come una voce che ti prende per mano e ti chiede di guardare ancora una volta al cuore della tua missione: i giovani, la vita che nasce, il futuro che ti è affidato”. Per il presule “non possono lasciare indifferenti” i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto giovani e adolescenti, e che hanno trovato ampio spazio sui media. “Non possono lasciarti indifferente”, spiega mons. Torriani perché “sei una comunità che ama e che soffre con la sua gente. Sono ferite che toccano anche te, domande che non puoi evitare, grida che bussano alle tue porte. Non sei chiamata a commentare da lontano, ma ad abitare questo tempo con responsabilità e con cuore”. Questi fatti “ti interrogano nel profondo. Ti chiedono se sai ancora generare alla vita, se riesci ad accompagnare ragazzi e ragazze nei passaggi fragili e decisivi dell’esistenza, se sei capace di stare accanto alle loro domande senza fretta, senza giudizio, senza ridurle a problemi da risolvere”, scrive l’arcivescovo secondo il quale “‘educare’ non è anzitutto organizzare meglio o fare di più. ‘Educare’ chiede prima di tutto un cuore convertito, uno sguardo che si lasci toccare, una disponibilità a ricominciare”. La comunità ecclesiale non può rinunciare ad educare: “quando non educhi, perdi qualcosa di essenziale di te stessa. Educare è una forma alta e faticosa di amore. Non permette di restare a distanza, non consente di attendere che siano gli altri a muoversi. Educare – scrive il presule alla diocesi – ti espone, ti fa uscire, ti chiede tempo, pazienza, fedeltà. Ti obbliga a camminare accanto, anche quando il passo è lento e il risultato non è immediato”. Per questo “sei chiamata, oggi più che mai, a educarti per prima a una missionarietà semplice e quotidiana. Non fatta di eventi straordinari, ma di presenza fedele” nelle famiglie, a scuola, nello sport, nelle fatiche educative, nelle fragilità, nelle periferie interiori facendo “sentire a ciascuno: sei atteso, sei importante, c’è posto per te”. Questo significa “costruire luoghi dove i giovani possano stare”. Davanti a drammi che segnano la vita dei giovani e dei ragazzi, “ti scopri fragile, a volte disarmata. Ti rendi conto – aggiunge mons. Torriani – che non puoi garantire tutto, che non puoi proteggere sempre, che la vita non è mai possesso ma affidamento. Questa consapevolezza non ti libera dalla responsabilità educativa; al contrario, la rende più vera”. Il presule indica quindi la figura di san Giovanni Bosco “luce affidabile” che “creduto nei giovani prima ancora di vederne i risultati”. “Sei chiamata a costruire alleanze – è l’invito di mons. Torriani alla comunità ecclesiale – a camminare insieme, a condividere responsabilità”, con le famiglie, con la scuola, con chi ogni giorno “incrocia la vita dei ragazzi”. Occorre essere una Chiesa che “non rinuncia ai giovani” e su questo cammino “non sei lasciata sola. Il vescovo c’è. C’è con il suo ascolto, con la sua presenza, con il desiderio di condividere fatiche e sogni”.