“La guerra nell’Est della Repubblica Democratica del Congo non è finita, si è fatta solo più subdola, confusa e strisciante. E tuttavia è stata ulteriormente oscurata dal sistema mediatico occidentale”. Un approfondimento sul tema è pubblicato oggi sul sito online di Popoli e Missione. “Le milizie armate, collegate ora all’Uganda (l’Adf nel Nord Kivu), ora al Ruanda (M23 nel Sud Kivu), e quelle Wazalendo (che attaccano le comunità Tutsi), continuano nell’oblio totale a mietere vittime”. La firma dell’accordo di pace del 4 dicembre scorso a Washington, che dava via libera definitivo al Peace Agreement tra Rdc e Ruanda (del giugno 2025) “non ha portato risultati. Anche perché mancano elementi super partes che garantiscano l’incolumità dei civili”. A denunciarlo sono fonti in loco della Chiesa cattolica, che necessitano di restare anonime. Ma anche attivisti congolesi “che hanno scritto diversi documenti in questi giorni, fatti giungere tramite canali privati e che – spiegano dalla redazione di Popoli e Missione – abbiamo potuto visionare”.
“Nella regione dei grandi Laghi si assiste a continue azioni arbitrarie soprattutto ad Uvira, città al nord del Lago Tanganica, nel Sud Kivu, a poche decine di chilometri dal confine burundese”. E nella Piana del Ruzizi denunciano: “Confermiamo il nostro impegno incrollabile verso relazioni pacifiche, il mutuo rispetto e la cooperazione tra Repubblica Democratica del Congo e Repubblica del Ruanda”, si leggeva nella joint declaration del 4 dicembre firmata alla presenza di Trump a Washington. Ma tutto questo per ora resta lettera morta”. I due Paesi si erano impegnati a garantire la sicurezza sul territorio e soprattutto a promuovere un “safe return” degli sfollati interni nelle loro case.
“Migliaia di famiglie congolesi, donne con i bambini, persone vulnerabili e anziani, avevano lasciato Uvira e i villaggi limitrofi, passando il confine, nelle prime settimane di dicembre, sperando poi di fare ritorno nelle proprie case. Ma la frontiera è chiusa ancora oggi e nessuno può tornare indietro, nonostante la ‘pace’”. Qui il servizio.