“Nuova luce sul calamaio bizantino del Museo diocesano”, è il tema dell’incontro pubblico in programma sabato 15 novembre, a partire dalle ore 10.30, nella rinnovata sala del Collegio Sacro, all’interno del Palazzo vescovile di Padova, nel contesto del Museo diocesano (ingresso da piazza Duomo 12). Un incontro che anticiperà i risultati di uno studio interdisciplinare, realizzato sul più antico calamaio bizantino esistente al mondo, coordinato da Valentina Cantone, storica dell’arte del Dipartimento dei Beni culturali dell’Università di Padova, e da Niccolò Zorzi, filologo e storico del Dipartimento di Studi linguistici e letterari dell’Ateneo patavino. Lo studio, in accordo con il Museo diocesano che conserva questo manufatto, è stato effettuato in collaborazione con il laboratorio Digital Cultural Heritage del dipartimento Beni culturali dell’Università di Padova, e realizzato grazie al supporto della strumentazione in dotazione al Ciba, Centro interdipartimentale di ricerca studio e conservazione dei beni archeologici, architettonici e storico-artistici di ateneo.
Per l’occasione verrà anche presentata una realizzazione in stampa 3D, scala 2:1 del calamaio, che permetterà alle persone cieche e ipovedenti di toccare il calamaio e conoscere le storie che racconta attraverso il suo corredo di immagini.
“Il calamaio bizantino, utilizzato successivamente come crismino (contenitore per l’olio del crisma per l’uso sacramentale), rappresenta uno degli oggetti più antichi conservati dal Museo diocesano di Padova”, spiega il direttore del Museo diocesano, Andrea Nante. “È un raro e prezioso manufatto, che appartiene al tesoro della Cattedrale e dalla scorsa estate scelto come elemento centrale della mostra giubilare “Rigenerati nella speranza. Il battistero, i segni e i doni” (26 giugno 2025 – 11 gennaio 2026)”.
“Lo studio interdisciplinare del calamaio del Museo diocesano – spiegano i due studiosi Valentina Cantone e Niccolò Zorzi – getta nuova luce su un oggetto di appena cinque centimetri di altezza, ma di inestimabile valore e straordinaria importanza. Le epigrafi incise sulla lamina di argento e le figure realizzate a sbalzo e cesello sul coperchio e sul corpo cilindrico del calamaio dimostrano la diffusione dei soggetti della mitologia greca nella corte imperiale di Costantinopoli e la loro rielaborazione per celebrare l’arte della calligrafia che rende eterne le imprese eroiche, come quella di Perseo che decapitò Medusa, il cui sangue fa riferimento al colore dell’inchiostro purpureo contenuto nel calamaio, insieme all’immagine del giovane Giacinto seduto sul cigno sacro ad Apollo”.