Diocesi: mons. Fanelli (Melfi-Rapolla-Venosa), “la sfida grande e impegnativa di umanizzare il mondo in tutte le sue dimensioni”

“Penso a tutti, ma in modo particolare alle tante persone e alle tante famiglie che hanno sofferto e soffrono per i mali causati dal Covid-19: danni alla salute, problemi economici e sociali; lutti, disagi psicologici, perdita di lavoro, mancanza di piena socializzazione. Penso anche ai nostri anziani, ai nonni, che sono stati aggrediti dalla pandemia.  Augurarsi ‘buon anno’ in questo 1° gennaio 2021, oltre ad essere una cosa bella, è anche una cosa doverosa”. Si apre così il messaggio per il nuovo anno 2021 che mons. Ciro Fanelli rivolge alla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa. “Per un cristiano – scrive il vescovo -, quest’augurio non può ridursi ad un auspicio soltanto verbale, che si ferma ad attendere in modo passivo tempi migliori. Per il cristiano augurarsi ‘buon anno’ deve significare anche coinvolgimento della volontà e della responsabilità”. Nel messaggio, mons. Fanelli fa notare come la pandemia, e gli altri eventi che hanno segnato dolorosamente il cammino dell’umanità nel 2020, ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato. È questo l’invito che Papa Francesco ha rivolto nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di questo 1° gennaio 2021. “Il mondo, la Chiesa, la società, i nostri paesi, le varie realtà in cui viviamo – incalza Fanelli – hanno bisogno non di ‘dinamitardi’ della diffidenza e dell’indifferenza, della maldicenza e dell’apatia, ma di instancabili ‘artigiani’ di pace e di tenerezza, di compassione e di solidarietà, disposti ad avviare concreti processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”. Come dice spesso il Papa, nella barca dell’umanità, “nessuno si salva da solo”. Questa barca, però, può “navigare con una rotta sicura e comune” solo col “timone della dignità della persona” e la “bussola dei principi sociali fondamentali”. “Solo così – osserva il vescovo Fanelli – possiamo uscire sani e salvi dalle diverse tempeste esistenziali e sociali; solo così possiamo uscire fuori dal buio labirinto del pessimismo e dell’egoismo, personale e comunitario. La sfida è sicuramente impegnativa, l’impegno è indubbiamente grande, ma anche esaltante e necessario. La sfida che ci sta davanti è dunque anche bella; è la sfida ad umanizzare il mondo, in tutte le sue dimensioni, dalla famiglia ai rapporti tra gli Stati”.

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