Ragazzo morto di anoressia: Cantelmi (psichiatra), attenzione a blog “pro – ana” che incitano a magrezza estrema

Il nemico più subdolo contro il quale combattere nel trattamento di ragazze e ragazzi anoressici e l’inquietante “sostegno sociale” alla magrezza estrema come forma di bellezza. A spiegarlo in un’intervista al Sir è lo psichiatra Tonino Cantelmi che sottolinea le responsabilità della moda e dei siti e dei blog “pro ana” che “reclutano ragazzine inneggiando all’anoressia, instaurando una specie di competizione e facendo passare quasi una normalizzazione di questa patologia”. In passerella solo “modelle anoressiche o anoressizzate”; sul web community e chat che insegnano a non mangiare, a ingannare genitori e terapeuti e che presentano l’anoressia “come la migliore scelta di vita possibile: una sorta di dea che richiede rituali e sacrifici in nome di un’adesione che dà forza, fa sentire padrone di sé e del proprio corpo, è simbolo di autocontrollo, dominio e libertà estrema”. Quanto alla questione della scarsità delle strutture di cura, lo psichiatra afferma che in Italia “esiste una buona rete” ma “la patologia è in fase di espansione e questo certamente richiede alla programmazione sanitaria uno sforzo in più”, e ribadisce che occorre “riconoscere la gravità e la complessità oggettiva di alcune forme di anoressia resistenti a qualsiasi trattamento: farmacologico, psicoterapico e riabilitativo anche comunitario e residenziale”. Lorenzo, il ventenne morto il 3 febbraio a Torino, diventato maggiorenne ha rifiutato di curarsi. Gli strumenti coercitivi – essenzialmente il Tso (trattamento sanitario obbligatorio applicabile anche ai pazienti con anoressia) – “sono regolati dalla legge – osserva Cantelmi –. Purtroppo e per fortuna, perché questa norma costituisce una garanzia rispetto agli abusi, bilanciando in modo equilibrato garanzie di libertà del soggetto e, al tempo stesso, necessità di cura”. Lo psichiatra esprime vicinanza al dolore dei genitori del ragazzo e conclude: “Purtroppo, di fronte alle forme di anoressia più complesse e resistenti ai trattamenti siamo davvero disarmati. Tuttavia non bisogna arrendersi. Dobbiamo studiare ancora molto”.

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