Tumori al seno: Franceschini (Gemelli e Università cattolica), “la cultura della prevenzione sta crescendo”

(Foto DataHubs, Market Data Experience)

Oltre 2.000 partecipanti hanno risposto all’indagine promossa da DataHubs, Market Data Experience, con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Race for the Cure 2026. L’indagine, che comprende sia la popolazione generale sia le donne coinvolte nella Race for the Cure di Roma e quelle che hanno affrontato direttamente una diagnosi di tumore al seno, offre una fotografia estremamente significativa del rapporto tra le donne italiane, la prevenzione e la malattia.
“Il primo elemento che emerge è incoraggiante. La cultura della prevenzione sta crescendo”, spiega Gianluca Franceschini, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia senologica e del Centro integrato di Senologia della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore “Quasi nove donne su dieci sanno che l’autopalpazione non può sostituire la mammografia e oltre il 65% delle intervistate ha già effettuato almeno un controllo mammografico”. Accanto ai progressi, l’indagine evidenzia criticità che non possono essere ignorate. Franceschini ne evidenzia due in particolare: l’accessibilità ai servizi e la necessità di una maggiore informazione personalizzata.
La parte più significativa dello studio riguarda però le donne che hanno vissuto direttamente l’esperienza della malattia: il tumore al seno è un evento che investe la persona nella sua interezza. Il Direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia senologica richiama così l’importanza del supporto psicologico: “Quasi una donna su due dichiara che, guardando al proprio percorso, avrebbe desiderato ricevere un sostegno psicologico maggiore rispetto a quello effettivamente disponibile. Analoga attenzione viene richiesta per i familiari, spesso coinvolti in modo diretto nelle conseguenze emotive della malattia”.
Un ulteriore messaggio emerge dall’indagine: le donne chiedono continuità assistenziale. Sottolinea Franceschini: “Le donne non desiderano sentirsi seguite da specialisti eccellenti ma isolati tra loro. Chiedono percorsi integrati, professionisti capaci di dialogare, figure di riferimento in grado di accompagnarle durante tutto il percorso diagnostico-terapeutico. È precisamente la filosofia che ha ispirato la nascita delle Breast Unit moderne: un modello multidisciplinare in cui competenze diverse collaborano attorno alla paziente, condividendo decisioni, informazioni e obiettivi. E anche del nostro GimSen (Gemelli – Isola Tiberina – Mater Olbia Senologia)”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi