Politica e società: Cdal Molfetta, “smontare la retorica della paura promuovendo una cultura dell’accoglienza

“Assistiamo, in queste settimane, alla crescente visibilità di un movimento politico che fonda gran parte della propria comunicazione su messaggi divisivi che seminano odio. Si tratta di una linea che suscita in noi forte preoccupazione perché non sembra orientata alla costruzione del bene comune, ma alla ricerca del consenso tramite ricette estreme e manichee. Queste posizioni semplificano la complessità del nostro tempo – attraversato da trasformazioni economiche, tecnologiche e culturali senza precedenti – con il solo effetto di indebolire la tenuta democratica del Paese”. È l’allarme lanciato dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (Cdal) di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, che precisa come il “bersaglio di tale ideologia oscurantista” siano “stranieri, persone con disabilità, donne, omosessuali e, più in generale, chiunque venga percepito come diverso o non conforme a determinati modelli culturali e sociali”. L’ultima provocazione “l’eliminazione del reato di femminicidio”.
In ambito educativo, “si torna a proporre la creazione di classi separate per gli studenti e le studentesse con disabilità, ignorando decenni di progresso culturale e civile”, per non parlare del “livore nei confronti degli stranieri”.
Dinanzi a tale “deriva politica ed etica”, scrive la Consulta, “come aggregazioni laicali della nostra diocesi, siamo chiamati ad essere fedeli al magistero del venerabile don Tonino Bello e alla sua ‘etica del volto’, riaffermando la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua provenienza, condizione sociale, genere, orientamento di vita o fragilità. Si tratta di un valore non negoziabile, radicato nel Vangelo e alla base della Costituzione italiana”.
Per la Consulta “risulta quindi essenziale ridestare le coscienze sopite, educare al pensiero critico per contrastare la polarizzazione delle posizioni e la disinformazione. Dobbiamo smontare la retorica della paura promuovendo una cultura dell’accoglienza e accrescere la presenza attiva nelle periferie urbane, dove si concentrano le contraddizioni che generano emarginazione. Solo questa vicinanza, carica di speranza, potrà dare futuro ai territori”.
Di qui l’appello ai partiti politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni e a tutte le realtà civili “affinché promuovano una cultura del dialogo, del rispetto e della partecipazione democratica, contribuendo a costruire prospettive concrete di crescita umana ed economica per le nostre comunità”.

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