Custodita nel caveau del Museo per tutto il periodo della custodia giudiziale, da maggio 2026 fino al 2027 “La Fede”, tela di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, sarà eccezionalmente visibile al primo piano del Museo diocesano di Brescia.
Nel 1944 fu illecitamente prelevata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria in Valverde nel borgo di Padernello (Brescia), sostituita con una copia e immessa sul mercato antiquario. Ai primi anni Duemila risale la scoperta del misfatto e il conseguente avvio delle ricerche da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza. Ritrovata nel 2014, ne viene disposto il sequestro giudiziario all’interno dei depositi del Museo diocesano di Brescia, dove è rimasta custodita per 12 anni. Sino ad oggi.
L’opera, ascrivile alla tarda produzione dell’artista (1550), sarà esposta per un anno nella Sala della Sapienza, al primo piano del Museo diocesano di Brescia, accanto ad un altro grande capolavoro dell’autore: La Madonna col Bambino in gloria, San Giovanni Evangelista, il beato Lorenzo Giustiniani e l’allegoria della Sapienza Divina (1520-1545) da cui la Sala trae la denominazione.
L’eccezionale esposizione dell’opera dopo il dissequestro permette di tornare ad apprezzarne la morbidezza degli incarnati, frutto dal sapiente bilanciamento di luci e ombre, e l’uso di toni e mezzitoni cromatici, fino agli scuri, con i quali l’autore “scolpisce” panneggi di velluto e veli.
Il raffronto tra le due opere, eccezionalmente esposte una vicina all’altra, permette di cogliere le somiglianze che hanno portato a ipotizzare l’uso ripetuto di cartoni preparatori da parte di Moretto e della sua bottega per la realizzazione delle figure allegoriche femminili presenti in alcune pale della sua produzione più tarda. I volti reclinati, un analogo taglio degli occhi, della bocca e del disegno del naso: forte è l’assonanza tra la fisionomia de La Fede e quella della Divina Sapienza, quest’ultima presentata nell’atto di indicare la Vergine come Sedes Sapientiae. Entrambe le figure appaiono riccamente abbigliate e acconciate, indice della volontà di far prevalere, a livello di rappresentazione, significati simbolici e dottrinali rispetto al realismo delle opere precedenti. Una tendenza in linea con la ricerca di spunti eruditi che, a Brescia come altrove, permea la cultura figurativa di metà Cinquecento.