Rischio tratta di persone, in occasione dei Mondiali di calcio, che si svolgeranno in parte in Messico, e in particolare nella capitale, Città del Messico, oltre che a Guadalajara e a Monterrey.
L’allarme arriva dall’arcidiocesi di Città del Messico, attraverso la Commissione per la Protezione dei minori, la quale esprime “la sua profonda preoccupazione per i rischi, che possono aumentare in contesti di elevata mobilità, concentrazione di massa di persone e presenza di visitatori nazionali e internazionali, in particolare in relazione alla tratta di persone, allo sfruttamento sessuale e ad altre forme di violenza contro bambine, bambini, adolescenti, donne, persone migranti e persone in situazioni di vulnerabilità”.
La Commissione avverte che “i grandi eventi sportivi internazionali sono un’opportunità di incontro, convivenza, fraternità e scambio tra culture. Tuttavia, possono anche essere sfruttati da reti criminali che operano attraverso l’inganno, la manipolazione, la coercizione, lo sfruttamento e l’abuso di persone vulnerabili. Di fronte a questa realtà, come Chiesa non possiamo rimanere indifferenti. La dignità umana non si compra, non si vende e non può essere sfruttata. Ogni persona, specialmente i bambini e gli adolescenti, deve essere protetta, curata e accompagnata”.
Per questo motivo, l’arcidiocesi si unisce all’appello di organismi internazionali, istituzioni specializzate e autorità competenti per rafforzare la prevenzione, il rilevamento tempestivo, la denuncia responsabile e la protezione delle potenziali vittime durante questo periodo. E rivolge “un appello alle famiglie, alle comunità parrocchiali, alle istituzioni educative, alle autorità, ai mezzi di comunicazione, al settore turistico, alle organizzazioni sociali e alla società in generale ad assumere con responsabilità uno sforzo per la prevenzione di questi reati, in particolare durante i Mondiali di calcio”. In questo senso, “invitiamo parroci, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, catechisti e agenti pastorali a unirsi attivamente a questo lavoro attraverso azioni concrete di sensibilizzazione e prevenzione. Tra queste misure proponiamo di parlare con chiarezza di questo reato negli spazi pastorali; collocare materiali informativi in luoghi visibili; orientare madri, padri di famiglia e tutori sui rischi presenti negli ambienti digitali; diffondere i protocolli di protezione dei minori; promuovere una cultura della cura nella catechesi e nei gruppi giovanili; e includere momenti di preghiera per le vittime di tratta, sfruttamento, abuso e violenza”.