Una fotografia in bianco e nero, scattata a Roma il 22 ottobre 1983 durante la grande manifestazione contro gli euromissili: tra i frati in tunica scura, un giovanissimo Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV. Al suo fianco p. Giuseppe Pagano, agostiniano, amico del futuro Pontefice dall’83 e oggi alla guida del Centro studi internazionale Papa Leone XIV di Firenze. “Non era Comiso, come hanno scritto alcuni giornali – precisa Pagano in un’intervista al Sir –. Era una manifestazione romana, ci aveva coinvolti un confratello legato a Pax Christi”. E il filo con il magistero di questi dodici mesi, per lui, è tutt’altro che casuale: “La pace non è costruita dagli esseri umani, viene dal Signore risorto proprio per portarla all’umanità”. Chi frequenta Prevost da oltre quarant’anni non è sorpreso dal pontificato: “Per il Papa la pace non è questione politica. È un uomo cresciuto in America Latina, tra i poveri del Perù”. A colpire Pagano è lo stile di governo: “Alla Curia generale ha sempre lavorato con i consiglieri, con le commissioni. Mai da solo, ma in équipe”. E il suo sguardo, sottolinea, si posa su scenari spesso dimenticati: “Conoscendo bene l’Africa, ha ben chiari anche tutti i conflitti di cui nessuno parla, a partire dal Sud Sudan”. Sulle polemiche delle ultime settimane è netto: “Il resto è strumentalizzazione. Stanno strumentalizzando la religione, diventando peggio dei fondamentalisti islamici. Arrivare a piegare la teologia, addirittura sant’Agostino, ai propri scopi: mi pare incredibile”.