Nel pomeriggio di venerdì 13 marzo la basilica di Santa Croce a Firenze ha ospitato una Lecturae Dantis dedicata al Canto XI del Paradiso di Dante Alighieri, che celebra la figura di san Francesco d’Assisi, nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte del santo. L’incontro, organizzato dai Frati minori conventuali insieme alla rivista Città di Vita e con la collaborazione di Gianluca Barducci, si è svolto nella sala della Maddalena registrando una buona partecipazione di pubblico. Ad aprire la serata è stato padre Franco Buonamano, rettore della basilica, che ha ricordato il forte legame tra Firenze e la tradizione francescana: Ad aprire la serata è stato padre Franco Buonamano, rettore della basilica, che ha ricordato il forte legame tra Firenze e la tradizione francescana: “Da una parte Santa Croce con i frati, dall’altra Santa Maria Novella con i domenicani. Due ordini mendicanti che hanno annunciato il Vangelo con modalità diverse: i domenicani attraverso la predicazione, i francescani attraverso la testimonianza della povertà”. Particolare attenzione è stata dedicata alla figura di Dante, definito “figlio di Santa Croce”, che avrebbe frequentato gli ambienti francescani e fatto parte del Terzo Ordine. Silvia Bargellini, della rivista Città di Vita, ha sottolineato come Dante interpreti nella Commedia il carisma francescano, esaltando l’unione spirituale tra San Francesco e “Madonna Povertà”, trasformando la vita del santo in una delle pagine più alte della poesia medievale. Giovanni Cittadini ha offerto uno sguardo storico sul soggiorno del poeta in Lunigiana durante l’esilio, mentre Gianluca Barducci ha presentato un’analisi dettagliata del canto ambientato nel cielo del Sole, dove Tommaso d’Aquino pronuncia l’elogio di San Francesco. La serata si è conclusa con la lettura integrale del canto da parte di Gianni Mazzei, restituendo al pubblico la forza poetica dei versi danteschi e confermando Santa Croce come luogo vivo della cultura fiorentina e custode della memoria di Dante.

(Foto Frati minori conventuali)