(Milano) “Non vediamo segni di pace: facciamo penitenza, digiuniamo, ma non vediamo questi segni e questo significa che abbiamo un itinerario da percorrere”. A dirlo è stato l’arcivescovo di Milano che, a margine della Via Crucis presieduta per gli operatori della giustizia nella chiesa di San Pietro in Gessate a pochi metri dal Tribunale di Milano, ha riflettuto sulla Giornata indetta della presidenza della Cei, appunto di digiuno e preghiera, per chiedere la pace in questo momento tragico di guerre. “La nostra preghiera – ha proseguito monsignor Delpini – non può diventare una specie di delega perché non sappiamo cosa fare. La preghiera è un percorso di conversione e questo vuol dire che pregare e il digiuno sono una forma di concreta solidarietà, sono un grido che deve raggiungere i palazzi del potere, là dove invece che la pace si decide la guerra, invece che il bene di tutti si decide il male di tutti”. Parole che hanno fatto eco a quelle pronunciate dal presule poco prima al termine della Via Crucis, nella quale due magistrate, due avvocati, un giurista professore universitario, avevano meditato su altrettante stazioni della Via Crucis
“Ci sono le lacrime sbagliate”, “ma, poi, ci sono le lacrime giuste che il Signore suggerisce”. Ma quali sono le lacrime sbagliate? «Sembra quasi offensivo parlare di lacrime sbagliate, non rispettando chi piange. Eppure, sono quelle dell’emotività superficiale, di chi osserva uno spettacolo che non lo riguarda e si commuove per un attimo, ma poi non ha più niente a che vedere con le sofferenze a cui assiste. Forse, sono quelle dell’impotenza di fronte all’ingiustizia che avverte lo strazio di non poter fare nulla per porre rimedio alla arroganza del potere”. E poi, ci sono le lacrime giuste, le buone ragioni per piangere, “ci sono le ‘lacrime cristiane’, conformi ai sentimenti di Cristo”. Come quelle dello stesso Signore che ha pianto su Gerusalemme, “per la sorte di una città che rifiuta ostinatamente la via della pace, perché le lacrime giuste sono quelle versate di fronte all’ostinato rifiuto di essere salvati, amati, condotti alla pace”.
“È un bel segno pregare una Via Crucis per gli operatori della giustizia proprio nella chiesa accanto a Palazzo di Giustizia”, ha notato, infine Delpini. “Questa è la chiesa dove gli operatori di giustizia, avvocati e giudici, personale, si trovano ogni settimana – il mercoledì all’ora di pranzo per la messa – al fine di condividere un momento di preghiera e quindi pregare. Oggi la Via Crucis vuol dire anche riconoscere come molte persone del mondo della giustizia si fanno vicini alla Via Crucis di coloro che soffrono per la lentezza dei processi, ad esempio. Gli operatori della giustizia sono qui per dire il loro desiderio di solidarietà, di verità, per rasserenare, per trovare giustizia”.