Lotta alle mafie: Libera, “dal 2011, sono più di 25 inchieste giudiziarie sul territorio piemontese con più di 450 indagati. La ‘ndrangheta presente in almeno 24 Comuni

Un report per fotografare e analizzare il diffondersi della criminalità mafiosa all’interno del Piemonte. Libera presenta il dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”. Il dossier viene raccontato anche con un podcast in quattro episodi, in uscita sulle principali piattaforme audio dall’11 marzo.
Il dossier e il podcast di Libera rientra tra le iniziative verso la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si svolgerà sabato 21 marzo a Torino.
“Per il riconoscimento, la conoscenza e il contrasto alle mafie in Piemonte – si legge nel dossier di Libera – necessariamente si deve partire da una data: 8 giugno 2011. All’alba scatta l’operazione Minotauro, che porta all’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e complici, cambiando la percezione comune della presenza criminale nella regione. Il maxiprocesso e le condanne seguite hanno modificato la consapevolezza pubblica del problema, ma anche, più tecnicamente, l’operato della magistratura. Semplificando, possiamo dire che esiste un prima e un dopo l’operazione Minotauro. Un prima fatto di sottovalutazioni, rimozioni, collusioni e negazioni nonostante fossero emersi elementi gravi sui quali riflettere. Dopo Minotauro, in Piemonte si registra un effetto valanga: dal 2011, sono più di 25 inchieste giudiziarie sul territorio piemontese – con più di 450 indagati e parecchie decine di condanne per 416 bis – che dimostrano come la presenza criminale in Piemonte sia un fenomeno in costante evoluzione”.
Secondo la Relazione 2024 della Dia, la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 Comuni attraverso la costituzione di 16 locali di ‘ndrangheta e 30 ‘ndrine. Considerando che per comporre una locale di ‘ndrangheta servono almeno 49 affiliati, possiamo stimare per difetto la presenza nella regione di almeno 900 affiliati solo di ‘ndrangheta.
Entrando nel dettaglio nel 2024 (ultimo dato disponibile), il dato complessivo dei reati spia in Piemonte (usura, estorsione, riciclaggio di denaro, delitti informatici, truffe e frodi informatiche) è di 29.515.
Nel corso dell’anno 2025, la Prefettura di Torino ha adottato 22 provvedimenti antimafia, di cui 8 informazioni interdittive, 9 dinieghi di iscrizione in white list, 1 comunicazione interdittiva, 2 prevenzioni collaborative e 2 codecisioni sfavorevoli.
Nel 2025, secondo ultimo rapporto della Banca d’Italia, le segnalazioni sospette hanno raggiunto la cifra di 8.871.
“Le inchieste giudiziarie – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – e l’azione preventiva svolta dalla Dia e dalle altre Forze di Polizia hanno mostrato l’infiltrazione delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, nell’economia regionale, soprattutto in quei settori economici in cui sono più ampie le opportunità di profitto. Una criminalità organizzata che al Nord, spesso, non cerca lo scontro frontale: preferisce l’invisibilità, l’apparente normalità, la mimetizzazione dentro l’economia legale. Le mafie, e in particolare le cosche calabresi, hanno sempre cercato di instaurare rapporti di commistione con i rappresentanti delle istituzioni locali, delle professioni e dell’imprenditoria, creando quell’area grigia in cui l’esercizio del potere e il governo delle risorse del territorio è funzionale a una logica di accrescimento non solo del capitale economico ma anche, e soprattutto, di quello ‘sociale’”.
Un fiume di neve in Piemonte. Nel 2024, come riportato nell’ultima Relazione della Direzione centrale per i Servizi antidroga, sono state condotte dalle Forze di Polizia 1.447 operazioni/attività antidroga, con un incremento del 22,42% rispetto al 2023.

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