Esercizi spirituali: mons. Varden, “nessuna desolazione è definitiva: questo è il nostro Vangelo”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Professiamo che una Benevolenza trasformante ha saturato la sofferenza umana anche nelle sue manifestazioni più estreme, raggiungendo le profondità stesse dell’inferno, e che nessuna desolazione è pertanto definitiva. Questo è il nostro Vangelo”. Con queste parole mons. Erik Varden, prelato di Trondheim, ha concluso gli esercizi spirituali quaresimali della Curia romana, presieduti da Papa Leone XIV. Nell’undicesima meditazione, l’ultima della settimana, il predicatore ha individuato due tendenze contraddittorie nel modo contemporaneo di affrontare le ferite: da un lato “esibire le proprie ferite come marcatori identitari”, rischiando di “impantanarsi nella rabbia”; dall’altro “sforzi per cancellare le ferite”, trattando gli elementi improduttivi “con durezza”, come evidente “nelle controversie sull’aborto e l’eutanasia”. A entrambe le tentazioni, mons. Varden oppone la Croce: “La Passione di Cristo ci permette di levare lamenti senza rabbia”. E richiama il compito della Chiesa: lavorare “contro l’inganno politico che la società debba essere gestita su un modello evolutivo di perfettibilità umana; contro l’inganno antropologico di uno standard normativo di salute usato per distinguere vite degne da vite indegne; contro l’inganno psicologico che si arrende alla disperazione”. Sullo sfondo, le parole di san Bernardo: “Latita la gloria, fratelli miei, che per noi è nascosta nella tribolazione”.

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